Al termine dell'installazione per consentire l'attivazione del plugin CHIUDERE TUTTE LE FINESTRE DEL BROWSER ed effettuare un nuovo accesso al sito www.lifegate.it
In metà delle regioni italiane si apre la stagione venatoria 2010-2011. Solo Liguria, Piemonte e le Province Autonome di Trento e Bolzano non hanno derogato. ..
Pesto, firmata la pace Genova - La Nestlé cambia nome al suo basilico e spiana la strada al riconoscimento della dop, denominazione di origine protetta, per quello coltivato in Liguria. Non solo: si impegna a valutare con grande attenzione la possibilità di commercializzare, un domani, il pesto alla genovese che dovrà avere come unici ingredienti lo stesso basilico ligure, l?olio extravergine di oliva, il parmigiano o il grana padano, il pecorino sardo o romano, i pinoli e il sale marino. L?accordo fra l presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti e il numero uno della Nestlé taliana, Vincenzo Miceli, è stato raggiunto ieri pomeriggio e rappresenta una clamorosa vittoria per il primo senza essere una sconfitta per il secondo. Biasotti salva il futuro di due prodotti liguri in un colpo solo, perché i nomi Pesto e Sanremo registrati all?Ufficio comunitario delle varietà vegetali impedivano il riconoscimento della dop anche per i fiori dell?estremo ponente. Miceli dimostra che un colosso da mlle interess come la Nestlé, la più importante azienda alimentare al mondo, sa e può tutelare se vuole i diritti dei consumatori. All?incontro di ieri c?erano anche i vertici nazionali della Coop, rappresentati dal presidente Vincenzo Tassinari, che nella sfida del pesto hanno giocato un ruolo importantissimo schierandosi senza esitazione «a favore della qualità »: le Coop sono il primo cliente della Nestlé e fra i principali di Barilla e Star, e continueranno a recitare la loro parte. Nei prossimi giorni Biasotti incontrerà infatti vertici dell?Associazione italiana industrie alimentari (Aiipa) per proporre un?intesa: una sola ricetta tradizionale, naturalmente, ma accorgmenti tecnci per renderla commerciabile. Il principale problema del pesto è quello della conservazione, «e se noi vogliamo che sia esportato in tutto il mondo e diventi ambasciatore della Liguria ? ha spiegato il presidente della Regione ? dobbiamo garantire che possa durare. Gli esperti mi assicurano che è possibile». La Regione ha annunciato poi di voler chiedere anche il ritiro del marchio Genova, depositato all?Ufficio delle varietà vegetali dai sementieri tedeschi della Ghg Saaten. Operazione non facilissima, ma ora la questione sarà sicuramente vista in un?ottica nuova dal commissario europeo all?Agricoltura Franz Fischler. Perché la legge europea consente alle varietà vegetali di essere registrate soltanto con indicazioni geografiche, e sostenereche Genova sia un nome di fantasia appare difficile dopo che una multinazionale come la Nestlé ha deciso di ritirare il marchio Sanremo. Naturalmente non finisce qui, la sfida del pesto. «Ma intanto abbiamo evitato una lunga e sempre incerta controversia giuridica», rifletteva ieri pomeriggio Sergio Maria Carbone, l?esperto di diritto internazionale reclutato da Biasotti assieme all?avvocato milanese Fausto Capelli che ha già vinto il processo Parmesan. «Ma intanto il fronte ligure è per la prima volta unito», sottolineavano i dirigenti regionali Maurizio Scajola (fratello dell?ex ministro dell?Interno) e Marcello Storace. In effetti. Mercoledì gli agricoltori, produttori e i consumatori metteranno a punto il famoso disciplinare, la rcetta base che potrà variare solo in percentuale per garantire la conservabilità. Con il disciplinare si andrà a Roma e a Bruxelles. Poi, quando ci sarà un basilico genovese dop e un pesto genovese igp, la grande industria alimentare potrà contribuire a valorizzare un prodotto oggi costretto soprattutto nei confini regionali. Naturalmente Nestlé, Star, Barilla o altri potranno continuare a commercializzare vari tipi di pesto, evitando il riferimento geografico. Quello che ancora ieri, dalle colonne del Secolo XIX, invocava il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno. Il quale ieri sera poteva diramare una nota di soddisfazione e ribadire ancora una volta come la sfida del pesto non sia una battaglia di campanile. «Anche nell?epoca della globalizzazione si può difendere la qualità», e l?accordo con la Nestlé «potrà essere la base per un accordo tra le multinazionali e il sistema agroalimentare italiano». Il pesto, in fondo, è un primo piatto. Paolo Crecchi (30 agosto 2002)
Al termine dell'installazione per consentire l'attivazione del plugin CHIUDERE TUTTE LE FINESTRE DEL BROWSER ed effettuare un nuovo accesso al sito www.lifegate.it