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Società  »  Eros e sessualità
Pubblicato il 10-02-2004
L'elogio della lussuria

Intellettuali inglesi, ma anche italiani, si attivano per riabilitare lussuria, passione ed erotismo agli occhi dei giovani e dei meno giovani, per vivere la propria umanità con maggior completezza e piacere.
Come una meteora, una notizia curiosa è apparsa, e poi subito scomparsa, dal circuito dell'informazione, la settimana scorsa: uno stimato professore di filosofia dell'Università di Cambridge, Simon Blackburn, è stato incaricato di redigere uno studio sull'attualità dei vizi capitali, così come erano stati definiti da Papa Gregorio Magno, nel 6° secolo.

Se l'incarico sorprende - ma del resto, perché non aggiornare, dopo 14 secoli, i nostri luoghi comuni? - il risultato dell'indagine è quello che lascia senza fiato, costringendo a una revisione di alcuni degli stereotipi acquisiti già col latte materno. Non a caso Blackburn è così rinomato, è infatti proprio dei "veri" filosofi spingere a una riflessione autentica sulle cose e, soprattutto, sui valori.

IL suo verdetto? La lussuria non è un vizio, è una virtù. Definendo la lussuria come "l'entusiastico desiderio di attività sessuale e di piacere fine a se stesso", Blackburm vuole sottolineare che il piacere erotico è stato ingiustamente demonizzato nei secoli, mentre invece fa bene alla specie umana e favorisce un atteggiamento più equilibrato, maturo e anche consapevole nei confronti della realtà. Lo aveva già sottolineato Wilhelm Reich, nel suo classico "La rivoluzione sessuale", ma certe verità non vengono divulgate facilmente.

Se l'affermazione di un professore di Cambridge ha fatto così scalpore da finire sui comunicati Ansa di tutto il mondo (o forse no, sui siti statunitensi, per esempio non c'è traccia della notizia), quando le stesse cose erano state dette da un professore italiano, la stampa non si è scomodata.

Quattro anni fa, Marco Santagata, docente di Letteratura Italiana all'Università di Pisa, nell'ambito di una serie di lezioni al Liceo Classico "Giambattista Vico" di Napoli ha affrontato il tema della lussuria. Alla domanda di una studentessa se "è più facile controllare e trattenere il sentimento della passione oppure farsi travolgere e quindi di conseguenza peccare?", Santagata ha risposto provocatoriamente mettendo in gioco i presupposti su cui si basava la domanda stessa e quindi il modo di pensare sottostante: "Perché si pecca facendosi travolgere dalla passione?" Se di "peccato" si parla, c'è un peccato ancora più insidioso - sottolinea Santagata -, che non è lasciarsi vincere dalla passione, ma è commettere certi atti senza la passione, cioè l'atto sessuale non accompagnato dal sentimento amoroso. Questo è ancora peggiore.

Marcella Danon

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