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Pubblicato il 12-06-2012

Un partner esigente ma affidabile: la natura

Grivel ricicla la plastica per creare zaini. Sul tetto dell'azienda sono installati pannelli fotovoltaici in grado di fornire energia a quasi 200 famiglie.

La disidratazione è fisiologica, anche in inverno e anche se non si suda e si va piano. Una volta tornati a casa, o finita la scorta liquida, stiamo ben attenti a conservare il vuoto di plastica. Salvaguarderemo l’ambiente due volte. Perché non lasciamo in giro rifiuti non degradabili. Perché permettiamo a un’azienda come la valdostana Grivel di trasformare la plastica delle bottiglie d’acqua in un tessuto speciale, resistente, impermeabile e leggero, con cui realizzare i suoi zaini più tecnologici, quelli per le escursioni leggere (come quello nella foto) e quelli che usano gli alpinisti nelle decisamente più impegnative spedizioni himalaiane.

La storica azienda valdostana, non certo di dimensioni imponenti ma da sempre di gran lustro nell’ambito alpinistico mondiale, ha fatto della collaborazione con la natura uno dei suoi punti di forza. Fin dalle origini. Nata nel 1818 dalla famiglia di fabbri Grivel, di origine Walser, trapiantati da tempo a Courmayeur. Qui i Grivel cominciarono, a colpi di martello sul ferro rovente, a modificare gli attrezzi agricoli di loro produzione per assecondare le bizzarrie dei primi danarosi turisti, specie stranieri, che approdavano sotto il Monte Bianco con la folle idea di salirne i fianchi e percorrerne le creste! Così i bastoni dei cacciatori e le asce cominciarono a prendere la forma di piccozze e i chiodi vennero appiattiti per poter entrare nelle fessure della roccia, anche se ci volle poi quasi un secolo per vedere nascere i primi ramponi, che diedero quella sicurezza necessaria ad affrontare le prime, grandi salite extraeuropee.

L’azienda da vent’anni è condotta da Gioachino Gobbi, che con i discendenti di Grivel ha anche un rapporto di parentela. Gioachino ha ampliato e rinnovato la produzione, anche in virtù dei nuovi materiali, e ha ristrutturato ovviamente la distribuzione mondiale. Ma non ha mai dimenticato il suo partner più importante, la natura. Anzi, le ha dato un ruolo di “socia” ancora maggiore.

“Siamo in una regione dove fortunatamente la maggior fonte energetica è dovuta all’elettricità prodotta dalle centrali alimentate con l’acqua dei torrenti. Io ho cercato di affiancargli anche l’energia prodotta dal sole ottimizzando lo spazio. Ovvero sfruttando una superfice che altrimenti sarebbe stata vuota, vale a dire la superficie del tetto dell’azienda. Quando vedo in giro quei pannelli solari che occupano anche ed ettari di terreni, inorridisco. In montagna lo spazio è una risorsa limitata. I terreni lasciamoli alla natura, ai contadini, specie nella nostra valle, dove di luoghi pianeggianti utilizzabili per le coltivazioni o il pascolo sono davvero pochi”.

Sotto l’aspetto pratico, la copertura della Grivel è fatta con 3.656 pannelli fotovoltaici e l’energia prodotta può soddisfare le esigenze di quasi 200 famiglie. Come se ogni giorno venisse evitata l’emissione di 806 kg di Co2 (pari all’inquinamento di un’auto che percorre 5.800 km) e il consumo di 3 barili e mezzo di petrolio, che in un anno fa più di 1175 barili, una quantità, detta così, più “impressionante”.

“Quel che più ci interessa”, conclude il patron della Grivel, “oltre a realizzare le nostre personali convinzioni sui temi ambientali, è fare da esempio e da traino. Dimostrare concretamente che si può essere competitivi nel mondo e al tempo stesso rispettare l’ambiente. Riciclo e uso delle risorse naturali non dovrebbero essere una scelta ma un dovere”.

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