Clicca qui per scaricare l'ultima versione
Adobe Flash Player



------------

Al termine dell'installazione per consentire l'attivazione del plugin CHIUDERE TUTTE LE FINESTRE DEL BROWSER ed effettuare un nuovo accesso al sito www.lifegate.it

Cerca

in LifeGate Gaatle by Google

News Feed




ALIMENTAZIONE | FARE LA SPESA
Come scegliere il tonno, per salvarlo

Il nuovo rapporto Greenpeace “Dove sono finiti i tonni?” dimostra che nel mondo si pesca il 37% in più di tonno rispetto a quanto concesso dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico. Ecco come non rinunciare al prezioso alimento ed evitarne l’estinzione.  



Abbiamo chiesto ad Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia, di darci qualche suggerimento su cosa possono fare i consumatori italiani per mangiare bene e preservare le risorse ittiche.

“Sulla pesca al tonno del Mediterraneo, bisogna chiarire che essa e' in grandissima parte orientata verso il mercato giapponese. Quei pochi prodotti con tonno mediterraneo che si trovano sul mercato italiano sono in gran parte prodotti di alta fascia (prodotto conservato) o per un mercato locale ristretto (fresco) e spesso derivano da produzione locale, come la pesca con tonnare fisse (attrezzo molto selettivo).  La denuncia di Greenpeace riguarda proprio questa sottrazione di preziose risorse ai popoli del Mediterraneo: i nostri sistemi di pesca "artigianali" e di qualità  stanno soccombendo (le tonnare fisse sopravvivono, se sopravvivono, grazie alle sovvenzioni pubbliche) rispetto ai sistemi di pesca "industrializzata" (palamiti e tonnare volanti) e all'ingrasso dei tonni (pescati con le tonnare volanti e quindi trasferiti in grosse reti vicino la costa per l'ingrasso). Il fatto che i pescherecci siano di varia nazionalità (inclusa italiana) non cambia la destinazione del prodotto: Giappone.

La pesca al tonno e' solo la cima dell'iceberg dello stato della pesca nel Mediterraneo (Italia inclusa) dove si fa fatica ad attuare, nonostante impegni e promesse, modelli di pesca sostenibile. Che quest'ultima corsa all'oro, la pesca la tonno, sia stata finanziata dall'Ue e dai Paesi Membri (che si affannano a ripetere concetti e promesse di pesca sostenibile) aggiunge sconforto e lascia poche speranze a meno di una decisa presa di posizione anche dei consumatori, riguardo alla qualità  del prodotto ittico che non si può più limitare alla qualità sanitaria, ma anche alla sostenibilità dei sistemi di produzione della pesca.

I consumatori sono il terminale (inconsapevole) di un sistema che sta distruggendo risorse preziose e avvia all'estinzione (oltre ai pesci e gli ecosistemi) anche larghi tratti dell'economia della Pesca. E' noto che i consumatori sono molto importanti nell'orientare i meccanismi del mercato. Purtroppo, la pesca selvaggia e l'erosione delle risorse hanno ridotto il pesce a bene "di lusso" anche perché i consumatori spesso poco conoscono del prodotto e si orientano su poche specie "note". Il risultato e' che la pesca a queste poche specie aumenta, che altre specie catturate in questi tipi di pesca, ancorché commestibili, non sono immesse sul mercato ma rigettate morte in mare (o utilizzate per produrre farina di pesce). Un altro problema e' che alcune specie possono essere allevate ma non sempre gli allevamenti sono gestiti con standard soddisfacenti.  

Se potessi dare qualche suggerimento, direi che i consumatori italiani potrebbero:

  • consumare tonno e pesce spada solo se si ha la certezza che si tratti di esemplari catturati con sistemi tradizionali. La maggior parte del tonno (che sia amico del delfino o meno...) che si trova sul mercato italiano (spesso tonno "pinne gialle", di origine tropicale) e' catturato con sistemi non selettivi, mentre il pesce spada può essere catturato (in Italia e nel Mediterraneo) con le spadare (illegali, ma ancora usate) che sono vietate dall'ONU e dell'Ue
  • astenersi dal consumare esemplari troppo piccoli (esistono tabelle di legge, ma e' questione di buon senso) e specie come il dattero di mare la cui raccolta produce danni notevoli: vietato pure quello, ma si trova dappertutto
  • evitare prodotti di acquacoltura (spigole o branzini, e orate) che non provengano da allevamenti con una qualche forma di certificazione (soprattutto da paesi esteri). In generale, un produttore che "marchia" il prodotto di acquacultura punta sulla qualita', anche ambientale
  • evitare assolutamente i gamberoni "tropicali" (freschi o congelati) il cui allevamento produce danni particolarmente gravi
  • diversificare il consumo a favore di specie meno note di origine locale ed in particolare sostenere le attività della piccola pesca locale e le iniziative di produzione che puntano sulla qualità

E’ un percorso appena iniziato, ma i consumatori possono aiutarlo a crescere”.

A cura di
Paola Magni e Stefano Carnazzi

 




Scrivi il tuo commento
Effettua il login o, se non l'hai ancora fatto, registrati.




Clicca qui per scaricare l'ultima versione
Adobe Flash Player



------------

Al termine dell'installazione per consentire l'attivazione del plugin CHIUDERE TUTTE LE FINESTRE DEL BROWSER ed effettuare un nuovo accesso al sito www.lifegate.it