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ESSERE | Arti marziali
Kalaripayat, arte marziale per crescere

Il Kalaripayat è un’arte marziale immersa nell’etica e nella spiritualità che caratterizza gli ambienti culturali dell’India del Sud. La parola Kalaripayat è formata da kalari, luogo di allenamento, e payat, pratica, disciplina.


Nasce in Kerala, dove nascono il Mohiniattam, “la danza dell’incantatrice Mohini”, dai sinuosi movimenti costruiti su geometrie circolari, il Kathakali, un teatro-danza sulle leggende epiche indiane, il Ramayana e il Mahabharata. E infine il Koodiyattam, un teatro sui testi di antichi drammaturghi come Barsha e Kalidasa, recitati in sanscrito.

La parola Kalaripayat è formata da kalari, luogo di allenamento, e payat, pratica, disciplina. Come dice Vasudevan Gurrukal, “il Kalari può essere paragonato al corpo di una persona e gli studenti alla sua anima. Senza il corpo, l’anima non può essere e senza il kalari, gli studenti non possono essere”. Ogni Kalari è presieduto da un maestro o Gurrukal, che insieme alla dea Kali, patrona del Kalaripayat, è fonte d’ispirazione. In un angolo del kalari viene allestito il poothara con lampada d’olio, incensi, un’immagine della dea Kali, e immagini dei maestri precedenti.

Lo studio del Kalaripayat è radicato in gesti che portano l’attenzione sui principi etici della disciplina – riconoscimento della Terra, del Maestro e del proprio Essere. Sulla soglia del Kalari si poggia la mano sulla terra, sulla fronte e sul petto prima di entrare. Lo stesso gesto è il saluto breve e, insieme al consueto Namaste, precede l’inizio di un allenamento. Il saluto lungo si svolge nelle otto direzioni in riconoscimento del cosmo, degli dei e dei maestri. Ogni passaggio nello studio del Kalaripayat è segnato da un rituale che dà riconoscimento al Gurrukal e alla dea Kali, al cospetto dei quali si rompe una noce di cocco. Nell’allenamento coi bastoni, i due studenti tracciano un cerchio con le braccia fino a toccare le spalle, e alla fine dell’allenamento il bastone si poggia per terra in segno di rispetto reciproco. Sono piccoli gesti che offrono struttura all’apprendimento e considerazione verso l’anima di una disciplina la cui pratica è viva e dinamica.

La pratica del Kalaripayat consiste nello svolgimento di una serie di sequenze (forme in movimento) chiamati meipayattu. Nei meipayattu il corpo prende il volo e sperimenta la flessibilità, le forme, la dinamicità, l’equilibrio, il salto. Il praticante estende il proprio potere respiratorio e la propria resistenza. L’allenamento consiste in un completo sistema di esercizi per il corpo, che include i distintivi esercizi per le gambe. Infine, le forme di otto animali (serpente, elefante, leone, cinghiale, pavone, pesce, cavallo, gallo) e la loro energia, rappresentano il punto chiave del Kalaripayat, quello della difesa del corpo e della prontezza mentale. Il potere di focalizzazione (single point focus) viene sviluppato nel Kalaripayat, ed e quel che rende l’individuo equilibrato e “invincibile”. 

Silvana Tuccio

 

 




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