4.800 km di strade dal Kenya al Sudafrica, senza nessuna assistenza, solo con l'elettricità. Lo scopo è quello di dimostrare l'affidabilità e l'efficienza dei veicoli ele..
In cucina ci si confida, si parla. Spesso nell'intimità di questo spazio, davanti a un piatto appetitoso, o davanti a una tazza di the, ci si dice ciò che nella fretta passa in secondo piano. Quante volte succede, vero? Ecco, proprio a partire dalla cucina, abbiamo chiesto a Moni Ovadia di parlarci un po'di sé...
Il suo ultimo libro “Il conto dell’ultima cena” è una sorta di viaggio alla ricerca di un’etica del cibo. Come è nata questa ispirazione?
Il tema dell’alimentazione non violenta e soprattutto del rispetto per gli esseri viventi e per la natura mi coinvolge ormai da molto tempo, da quando ho preso coscienza di quanta brutalità ci sia negli allevamenti industriali e in generale nei macelli, ma anche nel rapporto con la natura in generale; noi abbiamo brutalizzato violentemente e continuiamo a violentare questo Pianeta. Per essere onesto questo non è un libro che avevo in mente di fare, è stato Gianni Di Santo a propormi una collaborazione. E allora ho detto ma sì perché no , così posso mettere la mia perorazione vegetarianista, ma non solo, una riflessione su un’alimentazione consapevole, su un altro rapporto fra noi, gli animali, la natura, gli animali sono nostri compagni di viaggio in questo pianeta, sono esseri viventi, soffrono al di là della nostra capacità di comprendere molto più di quanto pensiamo. Allora alimentarsi inducendo atrocità e sofferenze è veramente una perversione grave che ci porta a pervertire noi stessi ed è contro noi stessi. Ho messo proprio in testa al libro l’epigrafe di Einstein che dice che l’unica possibilità che abbiamo di vivere in pace su questo pianeta è avviarci verso una dieta vegetariana, e questo è uno che ne sapeva qualcosa. Il libro è un librino che spazia anche sui paradossi dell’alimentazione nel mondo ebraico in particolare nell’etica ebraica e quindi anche con spunti umoristici e anche incursioni personali nella storia della cultura alimentare della mia famiglia o del mondo da cui provengo.
Nel libro dice di non essere un bravo cuoco, ma di apprezzare i sapori e le gioie della buona cucina. Qual è il suo piatto preferito?
O difficile a dirlo… Un piatto preferito… farei torto ad altri piatti se ne dicessi uno! Ci sono molte cose che io amo, moltissime. Non sono un buon cuoco, sono una catastrofe proprio! Infatti mi sono fatto fare un grembiule da cucina, uno per mia moglie uno per me. Sul mio c’è scritto “Moni il re delle uova bollite” e per mia moglie invece ho scritto “Just the top”; Elisa è semplicemente il massimo, mia moglie è una cuoca straordinaria, anche perché è in grado di imbastire un pranzo con la velocità di Superman ed è sempre squisito, leggero e straordinario. Piatto preferito? No, però posso dire che ho una predilezione quasi morbosa, sia detto con un po’di humour, per i dolci.
Lei prima ha detto di essere vegetariano. E’ innanzitutto una scelta etica?
Etica e dietetica. Io sono profondamente persuaso che sia un’alimentazione immensamente più sana. Le posso dire che il Professor Veronesi, credo anche lui sia vegetariano, mi ha detto “è la cosa migliore che hai fatto per la tua salute” e ancora una volta parliamo di uno che la sa lunga.
Quale rapporto ha con i libri e cos’è per lei la lettura?
Io sono ebreo, vengo dal popolo del libro. Un libro cambia la vita. Un libro determina, un libro schiude interi universi, non uno. Ma molti universi, umani etici. Apre abissi. Un libro può avere anche risultati negativi incendiari, non è solo in positivo, se pensiamo al “Mein Kampf” di Hitler, a cosa ha scatenato. Avere rapporti con i libri crea in un uomo consapevolezza, ricchezza interiore. Naturalmente ci sono libri e libri. Ci sono dei libri che non sono dei libri, ci sono i grandi libri e poi dei libri gradevoli, piacevoli, intelligenti, spiritosi. Io non mi considero uno scrittore, mi considero uno che scrive, è una cosa diversa. I libri hanno determinato le epoche della storia dell’umanità, la Bibbia, il Vangelo e il Corano ne sono la prova. Quindi cosa fa un libro? Cambia completamente gli spazi, i tempi, i modi.
Cosa fa nella vita di tutti i giorni per il rispetto della Terra e dell’ambiente?
Io cerco di attenermi a tutto ciò che è possibile, intanto cerco di partecipare quotidianamente con ogni tipo di manifestazione del pensiero, a parte i gesti. Noi abbiamo una proposta di raccolta differenziata dei rifiuti. La faccio anche se so che magari serve a poco nel momento in cui la sto facendo, perché bisogna pur iniziare da qualche parte. Cerco di essere molto meticoloso, cerco di non fare nulla che devasti il pianeta, di non inquinare a nessun titolo e in nessun modo, faccio tutto ciò che mi è possibile anche nella mia piccola vita quotidiana. Però anche io sono impegnato in battaglie costanti, per esempio la cosa più forte che sto facendo in questo momento è la difesa dell’acqua pubblica, cioè del diritto universale all’acqua e che l’acqua non venga privatizzata perché questi sono processi che devastano proprio l’idea stessa di natura perché pensare che risorse naturali siano un bene privato, risorse come l’acqua, come l’aria, come i boschi è già un attacco gravissimo alla salute della natura perché quando subentra la logica del profitto si devasta tutto. Io mi batto costantemente e continuamente contro questa logica sciagurata di voler sottoporre al profitto anche le risorse naturali così preziose come l’acqua.