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In metà delle regioni italiane si apre la stagione venatoria 2010-2011. Solo Liguria, Piemonte e le Province Autonome di Trento e Bolzano non hanno derogato. ..
Le emozioni non ci possiedono, e non siamo noi a possederle. Possiamo però imparare a gestirle. Anche se le azioni dettate da loro possono essere inaccettabili, le emozioni sono sempre legittime.
Le emozioni non sono volontarie: non possiamo innamorarci o rallegrarci a comando. Non si può crearle, inventarle o sopprimerle, a meno di non usare delle droghe. Ciononostante possiamo non esserne succubi, non devono, quindi, diventare un alibi: essere in balia di un'emozione non ci leva la responsabilità del nostro comportamento, perché, quello sì, può essere controllato.
Imparare a gestire le emozioni, proprie e altrui, aiuta a non averne paura, e a viverle appieno. Altrimenti il loro carattere anarchico spaventa, e si cerca di sfuggirle, rifugiandosi nella razionalità, o di anarle con l'abuso di sostanze, di cibo, o di stimoli. L'abitudine di soffocare le emozioni negative anestetizza anche quelle positive, e allora la vita perde intensità e senso.
Percepirle, accettarle, dar loro un nome: negli esorcismi, riconoscere un nome al demone serve a placarlo. La capacità di elaborazione significa saper sopportare i sentimenti che ci toccano e dar loro un senso. "Dire un'emozione", anziché agirla, restare sul piano simbolico, è meglio che lasciarla trasformare in comportamenti reattivi. E' importante non giudicare le emozioni che ci attraversano, riconoscere loro il diritto di esistere: solo così possiamo arrivare a capirle, e a riconoscerle come parte di noi anziché sentirle aliene e misteriose.
Un'emozione respinta o non accettata si tramuta in azioni che ci allontanano da noi stessi e dalla consapevolezza: come quando ci si ritrova a litigare, o a comprare cose inutili, o a perdere un treno senza capirne il perché. Dobbiamo imparare ad attivare la nostra intelligenza emotiva, che ci consente di comprendere i nostri bisogni profondi e di soddisfarli.
L'emotività è come un cavallo, che va capito e rispettato ma comunque governato. Non deve essere lui a decidere la strada, però se gli imponiamo con violenza gli ordini s'imbizzarrisce.
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