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ESSERE | Culture
66thand2nd, diventare inquilini di una casa editrice

Ci hanno subito incuriositi per la loro grafica accattivante. Libri belli, non solo fuori, ma anche dentro. Sono quelli della casa editrice 66thand2nd. Che nome bizzarro! Da dove deriverà? Abbiamo sentito Tomaso Cenci, uno dei due editori, che ce l’ ha raccontato.


Da dove deriva il nome della casa editrice?
Il nome 66thand2nd è l’incrocio tra la 66esima strada e la Second Avenue a New York, l’indirizzo dove Isabella Ferretti ed io abbiamo vissuto per più di quattro anni all’inizio degli anni 2000 ed è il luogo dove è maturato in noi il sogno di aprire una casa editrice e di pubblicare in Italia i libri che ci emozionavano di più. Abbiamo scelto di chiamarla con il nome di questo indirizzo perché per altro ricorda anche il concetto di “casa” editrice: noi vogliamo che sia la casa per tutti coloro che condividono, leggendo i nostri libri, il nostro progetto editoriale. 66thand2nd è nata come costituzione nel 2008 e siamo in libreria con il primo libro da fine ottobre 2009.
 
Ci racconti qualcosa del vostro progetto editoriale?
Ci sono due collane, entrambe di narrativa perché la nostra è una casa editrice di narrativa. La prima si chiama “Attese” e raccoglie romanzi che hanno come scintilla della storia lo sport. Non sono libri per tifosi o per tecnici sportivi, ma per amanti della letteratura: lo sport in questi romanzi è il pretesto per parlare di altro perché noi pensiamo che oggi sia un acceleratore universale di emozioni. La seconda collana si chiama invece “Bazar” e raccoglie romanzi e storie di identità ed integrazione culturale, scritti da autori e autrici di origine asiatica o africana che si sono trasferiti nel mondo occidentale o i cui genitori si sono trasferiti nel mondo occidentale. Scrivono nella loro nuova lingua e descrivono in forma di narrativa, di fiction i disagi e gli agi delle due identità culturali e dell’integrazione tra queste culture e identità diverse. 
 
Gli autori sono tutti stranieri?
Fino ad adesso sì, però non vediamo l’ora di pubblicare anche inediti italiani. Abbiamo lanciato un concorso letterario che si intitola “In attesa dell’Unità di Italia”. La nostra collana sportiva si chiama “Attese”, l’anno prossimo sarà il 150’ anniversario dell’Unità d’Italia e allora abbiamo lanciato questo concorso per scrittori esordienti e italiani e i due riferimenti sono lo sport e l’Unità dì’Italia. Ci auguriamo che da questo concorso emerga anche il primo scrittore italiano e che ne seguano altri.
 
Qual è il filo conduttore di questo progetto?
Il filo conduttore nasce proprio da New York, da 66th and the 2nd. A me piace fare questo esempio: a New York, se prendi la metropolitana, noterai che con facilità nella carrozza in cui sei ci sono persone di moltissime etnie diverse. A New York ci sono cittadini e residenti nati in circa 130 paesi diversi e che hanno prodotto dei newyorkesi. Vivendo a New York mi sono innamorato degli sport americani, in particolare mi sono innamorato del baseball, che è uno sport che dà moltissimo alla letteratura. Quando prendevo la metro per andare a vedere le partite vedevo che insieme a me c’erano rappresentanti di 130 etnie diverse. Perciò il filo conduttore è questo: persone che vengono da mondi diversi, che si sono trovate però nello stesso mondo e che vanno a divertirsi e ad emozionarsi davanti allo stesso sport, davanti allo stesso gioco. Queste due collane apparentemente così diverse secondo noi hanno un filo conduttore. Un nostro punto di forza è il fatto che le nostre collane sono molto ben definite e molto ben  identificate, dal punto di vista dei contenuti, della scelta degli autori e dei testi delle scelte grafiche.
 
Questi libri sono molto belli anche graficamente…
Il merito è di Isabella Ferretti che ha scelto un’art director bravissima che si chiama Silvana Amato che insieme alla sua collaboratrice Marta Biddau cura la veste grafica delle due collane. Per ciascuna delle due collane abbiamo scelto due illustratori diversi: per la collana “Attese” Alexis Rom e Claude Marzotto, il primo spagnolo, la seconda italiana, che hanno uno studio grafico a Barcellona; per la collana “Baazar”  una grafica inglese che vive a Milano che si chiama Julia Binfield. Entrambi questi grafici non erano specializzati sui libri e grazie a noi lo stanno diventando. 
 
Quali sono le difficoltà di un editore indipendente nel mercato editoriale?
La difficoltà è quella di riuscire a fare tutte le cose che uno dovrebbe e vorrebbe fare e quando si è piccoli trovare il tempo le energie e i danari per farlo non è sempre semplice. Non è stato semplice convincere un distributore nazionale come Messaggerie a prenderci e siamo molto contenti e molto orgogliosi di esserci riusciti. E’ chiaro che combattere contro colossi dell’editoria è difficile, però è molto maggiore la gioia e l’entusiasmo di farcela.
 
Chi è il vostro pubblico di riferimento?
Tutti quei lettori che amano la narrativa di qualità, che non hanno paura a confrontarsi con  proposte che magari inizialmente possono presentare perplessità: sport di riferimento poco noti in Italia, storie di integrazione culturali trattate con la magia della fiction, quindi non in termini di saggistica. Vorremmo dei lettori che diventino inquilini della nostra casa editrice, che sposino i nostri ideali editoriali. Con un po’di presunzione a me piacerebbe tra qualche anno sapere che ci sono diversi lettori nel nostro paese che nelle loro librerie collezionano i nostri libri. 




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