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Costa Concordia. 2 interviste LifeGate

LifeGate Radio parla con gli esperti, raccogliendo le posizioni, le indicazioni (e le preoccupazioni) del geologo Mario Tozzi e di Greenpeace, Alessandro Giannì.


Dopo il naufragio al largo dell’isola del Giglio della nave da crociera, LifeGate Radio propone in Internazionale le posizioni di di Mario Tozzi, geologo, già presidente del  Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, e del direttore campagne di Greenpeace Alessandro Giannì.
Mario Tozzi, geologo, già presidente del Parco nazionale Arcipelago Toscano
"Il problema è determinato dal rischio che il carburante finisca in mare. Ne basta una piccola parte per distruggere la vita nel sistema marino. Non parliamo poi di tutte e 2400 le tonnellate di idrocarburi: in qel caso sarebbe un disastro ecologico senza precedenti. Si dovrebbero raggiungere i serbatoi, o dalle valvole, o praticare un foro. Le barriere protettive di cui è stato circondato il mare intorno allo scafo non possono avere tanto effetto, purtroppo. No, non è normale che vi sia un simile traffico navale. Come presidente del parco avevo chiesto che almeno il traffico delle petroliere fosse allontanato da quelle zone. Purtroppo abbiamo imparato che per ecosistemi così piccoli e fragili, per creare problemi non serve una petroliera. Bastano queste mega-navi che hanno quantità enormi di combustibile. Cambierà qualcosa, da domani? Temo di no. I propositi possono essere dei migliori. Ma mi sembra difficile intervenire, su simili interessi commerciali. Si porrà più attenzione alle rotte, questo sì".
 
Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace
"Quando nell'ottobre 2011 la portacontainer Rena si è spezzata nella barriera corallina della Nuova Zelanda, gran parte delle centinaia di container sono finiti in mare (l'80% del carico) alcuni dei quali contenenti sostanze pericolose. Spezzandosi ci sono stati ulteriori sversamenti di carburante. 300 - 400 tonnellate di carburante hanno ucciso circa 20.000 uccelli marini e contaminato una settantina di chilometri di costa. Nel 2007 a Santorini una nave da crociera s'era avvicinata alla costa ed è affondata. Era più piccola, circa duecento metri, ed è affondata su un fondale ben più profondo. Il problema è che oltre al carburante dentro queste navi c'è un assortimento di altre sostanze pericolose, vernici, lubrificanti. E pochi hanno detto che il 17 dicembre, pochi chilometri a Nord del Giglio, una nave da carico ha perso 40 tonnellate di sostanze tossiche. Quell'area è un santuario dei cetacei e non è una novità il problema della navigazione, lì. 
La Costa Concordia ora è adagiata ma non è stabile. Potrebbe scivolare. Si è nella fase di ispezione della nave per capire da dove arrivare per entrare nei serbatoi: o entrando nella nave, o forando lo scafo. Il problema è che il carburante delle navi è in realtà una schifezza, il residuo di tutte le attività di raffinazione; ed è semisolida, come il catrame. Non si può pompare via così com'è, dovrebbe essere preriscaldato per diventare fluido. Un'operazione compessa. In condizioni ottimali, si stima che si potrebbe fare in due settimane. In caso di maltempo però...
Il parco nazionale dell'arcipelago toscano non protegge neanche un metro quadrato di quel mare. L'unica forma di protezione del mare è quella che dovrebbe essere relativa al santuario dei cetacei, purtroppo non è stato deciso ancora nulla di efficace".


16/01/2012



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