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Accordo per il clima - la parola a Sarkozy

Come da copione Sarkozy ce l’ha fatta: è riuscito a salvare il pacchetto clima ed energia, l’insieme di leggi con cui l’Europa si prefigge di guidare la lotta contro i cambiamenti climatici.

La scorsa settimana l’energico presidente francese, nonché presidente di turno dell’Unione Europea, ha messo d’accordo tutti i leader europei. Anche se ha dovuto fare delle concessioni ad alcuni settori industriali e ad alcuni Paesi.

 “Quello che sta accadendo qui è un fatto storico: non troverete un altro continente al mondo con regole così stringenti come quelle che abbiamo appena adottato all’unanimità.”

Gli obiettivi rimangono quelli già approvati l’anno scorso, prima che uno tsunami si abbattesse sui mercati finanziari. L’Europa ha ribadito l’impegno a fare tre volte 20 entro il 2020: ridurre del 20% le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990, aumentare al 20% il consumo di energia rinnovabile (che oggi ammonta all’8,5%), e portare al 20% il risparmio energetico. Non solo: a distanza di un anno, i leader europei hanno approvato anche i dettagli dell’accordo: in particolare gli oneri che spettano a ciascun Paese.

La crisi economica, ha ribadito Sarkozy, non può essere usata come scusa per non fare progressi nella difesa dell’ambiente. Eppure le critiche non sono mancate. I gruppi ambientalisti hanno accusato i Ventisette di aver fatto troppe concessioni all’industria e a certi stati membri: in particolare all’Italia, alla Germania e ai paesi dell’Est.

“Finalmente gli Stati Uniti hanno un presidente eletto che ha messo la difesa dell’ambiente al centro delle sue priorità." Continua Sarkozy. "Non avrebbe alcun senso che l’Europa abbandonasse proprio ora le sue priorità. Sarebbe deplorevole”.

Nonostante le critiche, l’Europa ha fatto da apripista nella corsa contro i cambiamenti climatici. A questo punto non resta che attendere il voto dell’Europarlamento, che mercoledì dovrebbe suggellare l’accordo raggiunto dai 27 leader dell’Ue.

Nel frattempo Sarkozy e soci guardano all’America di Obama, certi che la politica "verde" del nuovo presidente ben si accorderà a quella europea e sperando che anche i leader di Paesi emergenti come Cina e India recepiscano il messaggio. L’obiettivo è arrivare entro fine 2009 ad un accordo internazionale sul clima che prenda il posto del Protocollo di Kyoto.

Gianluca Cazzaniga
 




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