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Con il termine biomasse si intende tutto il materiale di origine organica . Le più importanti tipologie di biomassa sono i residui forestali, gli scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatur, etc.), delle aziende zootecniche e i rifiuti solidi urbani.
I combustibili solidi, liquidi o gassosi derivati da questi materiali (direttamente o in seguito a processi di trasformazione) sono definiti biocombustibili, mentre qualsiasi forma di energia ottenuta con processi di conversione dai bio-combustibili è definita bio-energia.
La conversione in energia da biomasse avviene attraverso processi di combustione, gassificazione e degradazione termica (pirolisi).
I principali vantaggi delle biomasse sono l’abbondanza, la facilità di estrazione energetica, il bassissimo costo economico, il suo potenziale fertilizzante.
Ma la caratteristica fonfamentale è l’inesistente impatto ambientale connesso: la Co2 rilasciata al momento della combustione delle biomesse è infatti pari a quella immagazzinata durante la loro crescita.
Nel mondo le biomasse oggi soddisfano circa il 15% dei primari usi energetici, l’Europa complessivamente il 3,5% con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria. L’Italia, con il 2,5% del proprio fabbisogno coperto dalle biomasse, è al di sotto della media europea.
L’impiego delle biomasse in Europa soddisfa, dunque, una quota abbastanza marginale dei consumi di energia primaria, rispetto alla sua potenzialità