Pubblicato il 10-05-2010

Cambiamento climatico. Dove sei?

Luca Mercalli, Presidente della Societ

Il cambiamento climatico non è sparito improvvisamente, anche se se ne parla sempre meno. Dopo Copenaghen, che ha visto un mezzo passo falso verso un reale accordo di riduzione delle emissioni e il cosidetto Climate Gate, volto allo screditamento degli ultimi dati elaborati dagli scienziati dell’IPCC, il cambiamento climatico sembra sparito dagli organi d’informazione.

Abbiamo superato il problema?

“No. Abbiamo semplicemente avuto, sull’Europa e sull’America, un inverno che è stato più freddo del normale e questo ha condizionato l’informazione; perché Europa ed America sono, almeno per il mondo Occidentale, i luoghi dove si genera l’informazione, anche da un punto di vista emotivo”.

Sono bastate le abbondanti nevicate di quest’anno a cambiare la percezione che abbiamo del cambiamento climatico?

“Vedere Parigi, piuttosto che Londra o Washington sotto la neve, ha generato questa ondata di ‘alibi’ contro una teoria che a nessuno piace, perché implica mettere in discussione i nostri stili di vita e il nostro stesso futuro”.

Quali sono i dati reali quindi?

“Se andiamo a guardare altrove, ci accorgiamo che i dati parlano esattamente una lingua opposta a quello che è stata l’impressione delle persone in questa zona del mondo, perché sopratutto i territori boreali, come il Canada e l’Oceano Artico, hanno sperimentato delle anomalie termiche positive eccezionali. Certe zone del Canada hanno avuto 14 gradi in più della media. Sono delle aree dove non succede nulla di rilevante, dove non ci sono grandi città e quindi questo non è passato nell’informazione, salvo per quanto riguarda le Olimpiadi di Vancouver, dove la neve veniva trasportata in camon”.

Qual è il suo suggerimento?

“Dobbiamo riprendere in mano i dati oggettivi e accorgerci che il riscaldamento globale è sempre lì. Gli ultimi mesi sono stati tra i più caldi delle serie storiche; pensiamo ad esempio a marzo 2010, che è stato il mese più caldo dal 1880. Non c’è alcuna ragione per cambiare la rotta nella proposta, soprattutto europea ma ora anche americana, di un raggiungimento di efficienza energetica e riduzione delle emissioni, sia per il problema climatico ma anche per il problema energetico in sé, visto che i combustibili fossili non sono infinti”.

Cambiamenti climatici, energie rinnovabili ed edilizia. Qual è il loro rapporto?

“È un rapporto strettissimo. È ovvio che le case sono costruite in maniera differente a seconda delle varie località del globo. Recentemnte da quando usiamo energia fossile per scaldare o raffreddare le nostre case, l’architettura e l’ediliza è diventata parte attiva nell’influenzare il clima. Quello che buttiamo fuori dai nostri comignoli o dalle nostre finestre peché male isolate, va ad influenzare il clima. C’è un rapporto a doppio ingresso tra clima ed energia. Siccome l’energia che consumiamo nelle case rappresenta il 30-40% del consumo di energia globale, ecco che intervenire in questo campo è fondamentale. Sia per le emissioni sia per metterci al riparo per quando petrolio e gas non saranno più a buon mercato come oggi. Avere una casa ben isolata, che utilizza energie rinnovabili è una certezza di comfort e una sicurezza per il futuro”.

E il nucleare?

“Al di là di prendere delle posizioni, direi di fare dei calcoli onesti: mettiamo tutti i dati sul piatto, cosa che oggi non si fà, sia quelli economici, sia quelli ambientali (cosa ne facciamo delle scorie), sia quelli di emissioni, e rendiamoci conto che per un Paese che il nucleare non ce l’ha, sarebbe molto più interessante fare un passo in avanti, e saltare un passaggio che in altri Paesi è avvenuto, ma che oggi forse non è più opportuno”.

Referenze


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