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Pubblicato il 20-06-2012

Rio+20. La lista dei buoni e dei cattivi

Si apre il Summit di Rio con la speranza che si compia un miracolo politico. Secondo il WWF serve un "manuale per il pianeta".

Arriveranno oggi gli ultimi capi di Stato al Summit di Rio. Dopo due anni e una nottata di lavori il testo firmato dai diplomatici presenti sembra sostanzialmente invariato da quello di 20 anni fa: “Anche se alcune parole deboli sono state rimosse – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima e Energia del WWF – i negoziatori le hanno sostituite con un linguaggio senza mordente, proponendo giri di parole come ‘impegnarsi alla progressiva realizzazione’ e promesse di ‘riconoscere’ problemi e soluzioni”.

Direttamente da Rio, il punto di vista di Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF.

Per il direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, presente al Summit: “Grazie al cielo, il nostro futuro non verrà deciso in un Summit di tre giorni a Rio. I governi possono ancora prendere delle decisioni positive. Possono impegnarsi per porre fine allo sfruttamento da Far West degli oceani, delle loro acque internazionali, e lanciare un Accordo sulla Biodiversità dell’Alto Mare. Possono decidere di fare del Programma Ambientale delle Nazioni Unite una vera Agenzia dell’ONU. E possono concordare di porre fine alla farsa dei sussidi, spesso nascosti, che sono garantiti alle industrie dei combustibili fossili, come petrolio e carbone”.

Buoni e cattivi

Il Canada è in cima alla lista dei cattivi, dopo aver presentato un piano nazionale per annullare le proprie leggi sul cambiamento climatico, intaccare quelle sulla pesca e indebolire le proprie norme di tutela ambientale. Si rifiuta inoltre di riconoscere qualunque differenza di responsabilità tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, bloccando qualunque tipo di nuovo finanziamento.

Spuntano poi i Paesi che basano le loro economie sull’estrazione del petrolio, in particolare Arabia Saudita, Venezuela, Equador e Qatar, che stanno bloccando l’accordo sull’eliminazione di sussidi perversi ai combustibili ‘sporchi’, chiesta invece a più voci dalle varie associazioni ambientaliste e diventata TT su Twitter all’inizio della settimana. Si tratta di 750 miliardi di dollari che potrebbero essere destinati alle popolazioni più povere del pianeta.

Tra i buoni spicca l’Unione Europea, che può dare l’esempio sulle nuove fonti di finanziamento, sull’eliminazione dei sussidi perversi e nel far capire il legame tra lotta alla povertà, tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il Messico che potrà fare da leader tra le economie emergenti. E poi alcuni Paesi africani, con ottimi progressi sui nuovi indicatori per misurare la salute dell’economia e sulla “Zero Net Deforestation” per la tutela delle foreste.

Nel frattempo stanno atterrando a Rio de Janeiro gli ultimi capi di Stato. Ora tocca a loro.

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