Pubblicato il 22-06-2012

Si spegne Rio+20, si accendono nuove speranze

La delusione è trapelata persino dalle parole del segretario generale Onu Ban Ki-moon (“al di sotto delle aspettative”) dopo aver letto il testo di 50 pagine adottato al terzo Summit della Terra, salvo poi rettificare definendo il documento “ambizioso” per un futuro verso la green economy.

Gro Harlem Brundtland, presidente della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo che nel 1987 adottò il rapporto che porta il suo nome, ha affermato che “costruire un consenso globale sulla sostenibilità sta diventando sempre più difficile a causa della crisi economica e del clima politico negli Stati Uniti, sempre più contrari a interventi significativi sul cambiamento climatico”.

Del resto a Rio de Janeiro i principali leader mondiali erano assenti. Barack Obama, David Cameron e Angela Merkel erano in Messico, a quasi 8mila chilometri di distanza, impegnati a salvare l’economia mondiale.

Stanley Johnson, scrittore ed ex politico britannico, ha addirittura definito sul Guardian un successo il fatto che la conferenza non abbia creato un’organizzazione mondiale dell’ambiente. Johnson – uno che non ha bucato nemmeno un appuntamento a partire dal vertice di Stoccolma del 1972 – sostiene che dar vita a un ennesimo apparato sarebbe stato un passo indietro perché avrebbe rallentato ulteriormente il raggiungimento di decisioni importanti e monopolizzato l’agenda dei prossimi anni tra firme, ratifiche e polemiche.

Ma se politici e tecnici hanno deluso, ad aver impressionato positivamente è stata la società civile.

Mentre i delegati cercavano un compromesso tra le posizioni dei vari paesi, Rio ospitava tremila eventi paralleli che hanno avuto come protagonisti Ong, sindaci, imprenditori ed esperti che hanno dimostrato di essere molto più all’avanguardia dei governi. Hanno dimostrato che, nei fatti, la green economy è già realtà.

Questo summit forse un successo lo ha raggiunto. Quello di aver fatto salire sul palco nuovi protagonisti. Di aver puntato i riflettori finalmente all’esterno degli enormi e noiosi centri congressi, molto spesso in periferia. Anche e non più solo geograficamente.

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