Cucinella: “Una scuola, piccolo tassello verso la pace”

Una scuola costruita per i ragazzi di Gaza, autosufficiente ed efficiente. Realizzata per riportare dignità in territori martoriati dalla guerrra.

Green Schools è un progetto di scuola innovativo, nato per i ragazzi palestinesi residenti nei campi profughi. Fa parte di un programma lanciato dall’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), che vedrà la realizzazione di 100 nuovi edifici scolastici di cui 20 saranno Green Building. L’architetto Mario Cucinella ci racconta del progetto.

Lo schizzo del progetto della scuola che mostra il funzionamento della regolazione interna della temperatura, la raccolta dell’acqua piovana, la cattura dell’energia solare per illuminare e produrre energia.

Da dove nasce questa progetto, l’idea di una scuola “green”? È nata dalla collaborazione con Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa di rifugiati, che ha sposato questa idea di scuola sì legata all’ambiente, ma che possa generare risorse, visto che la Palestina è scarsissima sia per quanto riguarda le risorse naturali, che di produzione di energia.

Una scuola green, un esempio di sviluppo sostenibile. Si è voluto affrontare il tema della scuola proprio in un Paese con moltissimi problemi, politici, sociali, energetici e si è cercato di rendere la scuola come luogo dove possa rinascere l’idea di sviluppo: ecco allora i pannelli fotovoltaici integrati che la rendono autosufficiente dal punto di vista elettrico, o la termoregolazione grazie a semplici tecniche costruttive che d’estate abbassano la temperatura di otto gradi. Un percorso più di conoscenza che di tecnologia.

Di conoscenza perché, come spiegava, si sono utilizzate tecniche antiche, accoppiate alla tecnologia oggi esistente, per renderla così autosufficiente? Il bacino del Mediterraneo ha lavorato per millenni in complicità con il clima. Non si tratta di fare un recupero nostalgico e le nuove tecnologie devono essere bilanciate: prima l’edificio deve essere costruito adattandolo al clima e poi si utilizzano tutte quelle tecniche che lo rendono il più efficiente possibile. Ecco allora la ventilazione sotterranea per abbassare la temperatura interna o la rinuncia ai macchinari ed elettrodomestici per diminuire la richiesta energetica.

Sostenibilità fine a sé stessa. Poche risorse disponibili utilizzate per avere il miglior risultato possibile. Infatti. Lì non c’è nulla. Quindi tutte le conoscenze che si utilizzano per la costruzione di un progetto del genere sono tutti valori aggiunti che servono a vivere meglio. Molto semplicemente.

Qual è l’esperienza che si porta dietro? Per noi europei, abituati alla democrazia, arrivare in un luogo che è a tutti gli effetti una prigione a cielo aperto, delimitato da un muro e protetto da militari, infonde particolare angoscia. L’esperienza che insegna questo lavoro è quella che le persone che non hanno niente son quelle che danno di più, proprio in un mondo che va verso un’idea sempre orientata al profitto e al consumo dove nessuno dà niente per niente, è una grande lezione di umanità. La seconda è il lavoro dell’architetto è qualcosa che ha molto valore: credo che l’architettura rappresenti dignità, cultura, l’immagine di un popolo. L’ambizione è quella di vedere un’agenzia dell’Onu che investe in un progetto che dia qualcosa in più alla popolazione, senza spesa aggiuntive.

Una scuola come esempio, come lezione per il futuro. Prima o poi la Palestina diventerà uno Stato a tutti gli effetti, e dovrà affrontare problemi enormi, soprattutto ambientali. Questi sono territori piccoli, altamente popolati, che avranno bisogno di edifici, di infrastrutture. Se cominciamo con i ragazzi a insegnare loro che c’è un altro modo di costruire, di abitare, è probabile che nei prossimi 20 anni, arrivino ad un obiettivo che non ha altre alternative. Qui non ci sono alternative.

Possiamo considerarlo un piccolo tassello verso un processo di pace? Alla fine le azioni sul territorio sono le più importanti. Il punto chiave che vogliamo sviluppare è quello di ridare dignità a chi sta lì: entrare in una scuola semplice, nuova, fatta bene che dà dignità a chi ci vive, è un messaggio primario. Anche gli edifici sono degli educatori. Si tratta di una piccola azione che significa possibilità di cambiamento. Gli edifici sono immobili, ma viaggiano nella memoria delle persone. Insomma certamente si tratta di un messaggio positivo, che ci auguriamo possa educare.

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