Refugee music project. La storia dei profughi siriani, in musica

La storia dei profughi siriani attraverso la loro musica. È quanto hanno voluto raccontare due registi inglesi, Olly Burton e Alex Blogg di Recording Earth, che lo scorso novembre si sono recati a Zaatari – il più grande campo profughi siriano in Giordania – per girare il documentario Refugee music project. [vimeo url=”https://vimeo.com/153194882″] Il campo

La storia dei profughi siriani attraverso la loro musica. È quanto hanno voluto raccontare due registi inglesi, Olly Burton e Alex Blogg di Recording Earth, che lo scorso novembre si sono recati a Zaatari – il più grande campo profughi siriano in Giordania – per girare il documentario Refugee music project.

[vimeo url=”https://vimeo.com/153194882″]

Il campo profughi Zaatari, che fu allestito vicino Mafraq nel luglio del 2012 come luogo di accoglienza temporaneo per i siriani in fuga dalla guerra civile, è in realtà diventato la casa di oltre 80mila rifugiati. Ognuno di essi porta con sé drammatiche esperienze e ricordi, insieme ai pochi oggetti con cui è riuscito a varcare il confine. Alcuni sono musicisti per passione, altri per professione, ma meno fortunati di chi ha potuto costruirsi una carriera internazionale. Tutti coltivano la speranza, un giorno, di poter tornare nel loro amato paese.

 

Campo profughi siriani Zaatari veduta aerea
Campo profughi siriani Zaatari visto dall’alto © REUTERS – Mandel – Ngan – Poo

 

Come hanno spiegato al magazine Songlines, i protagonisti del documentario provano ad alleviare il proprio dolore suonando, cantando e recitando. Abu Abdullah intona nostalgiche melodie con il suo oud, mentre suo fratello Mohamad ci canta sopra, tra un sospiro e l’altro, finché la sua voce non si spezza dal pianto. Hanno dovuto lasciare il loro anziano e malato padre in Siria e sanno che, molto probabilmente, non lo rivedranno mai più.

 

Ziad tra i profughi siriani con il rebab nel Refugee Music Project
L’ex poliziotto Ziad Al Massri tra i profughi siriani del Refugee Music Project trova consolazione suonando il suo rebab

 

La loro testimonianza, come quella degli altri musicisti, è toccante. In patria non hanno mai goduto di grande libertà di espressione, come il poeta Raed Al Hussein, che ha trascorso sei mesi in prigione per aver scritto versi contro il regime. Eppure desiderano ritornarci al più presto, compreso l’ex poliziotto Ziad Al Massri, che invece ha imparato a suonare il rebab (strumento ad arco da cui è nato il violino) proprio a Zaatari.

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