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Medicina olistica  »  Salute e consapevolezza
Pubblicato il 24-09-2003
Comunicare efficacemente

Comunichiamo, sempre e comunque. Alle volte in modo abile ed opportuno, quindi efficace rispetto allo scopo che ci prefiggiamo, altre volte in modo confuso o contraddittorio.
La comunicazione avviene sempre su due piani, contemporanei ma non sempre sinergici o coerenti: quello razionale dei contenuti, delle parole e dei gesti formali, e quello emozionale che comprende le modalità spesso completamente subconsce con cui noi parliamo, ci muoviamo e comunque esprimiamo il senso di un qualsiasi messaggio, verbale o non-verbale.

La comunicazione avviene attraverso tre "porte" principali: quella dello sguardo, della parola e quella dei gesti.
Per comunicare efficacemente bisogna innanzitutto osservare ed ascoltare l'individuo o il gruppo di individui con cui siamo in relazione, e capire quale o quali siano le "porte" preferenziali attraverso cui proporre un messaggio.
Se vogliamo che la persona di fronte si rilassi, per prima cosa, dopo avergli dato tempo e spazio per esprimersi ed averla osservata ed ascoltata, con lo sguardo, i gesti e le parole gli offrirò un messaggio in chiaro, univoco e coerente.
Perché il mio sguardo, i miei gesti e le mie parole siano credibili dovrà essere il mio modo di viverli ed eseguirli ad esprimere, appunto calma, tranquillità ovvero qualità intrinseche allo stato di rilassamento.

Se saremo, non importa quanto motivatamente in tensione otterremo l'effetto di trasmettere tensione..attenzione quindi al proprio modo di muoversi ed esprimersi.
Il modo migliore per avere questa attenzione o lucidità è esercitare la presenza mentale.
Se siamo consapevoli di ciò che facciamo, il nostro agire acquista automaticamente una chiarezza ed un'armonia che fanno appunto la differenza tra il saper comunicare ed il pretendere di farlo.

Il comune denominatore tra i succitati metodi rimane comunque l'esperienza chiave dell'ascolto.
Imparare ad ascoltare, e a comprendere prima di reagire, non solo il "mondo fuori di noi" ma il nostro modo di intenderlo..porsi in una posizione di "ricezione lucida", dove i nostri desideri e paure possono essere presenti ma non condizionarci completamente.

Se impariamo ad ascoltare (osservare se preferite) con calma le azioni degli altri e le nostre reazioni contingenti (soprattutto quelle meno manifeste) avremo di volta in volta l'opportunità di imparare qualcosa e di godere di una libertà di comprensione ed interazione meno aleatoria, forse minima ma concreta.
Anziché il mito del "freddo" distacco (spesso maschera del rifiuto), lo stato d'animo verso cui tendere se si vuole essere in grado di comunicare in modo evoluto e terapeutico è forse definibile come calma e cosciente presenza..mentale e fisica.

Andrea Luridiana

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