Cosa sono gli alberi monumentali di valore storico

Hanno passato indenni lo scorrere degli anni, superato guerre e crisi economiche, siccità e alluvioni. E sono arrivati a noi, patriarchi del tempo e protettori di biodiversità. Ecco dove potete ammirarli.

Sono stati anche loro giovani. Fragili steli magari nati da un seme trasportato dal vento, cresciuti superando avversità e arrichendo il proprio tronco di linfa raccolta dal terreno, dall’acqua, dall’atmosfera.

 

Sono i vecchi, detentori di saggezza e storia, epoche e calamità. Protettori e portatori di biodiversità, guardiani dell’equilibrio che da milioni di anni regola la biosfera.

 

Per questo si è deciso di proteggerli, istituendo parchi regionali o aree prottete, così da fornire azioni di tutela di quelli che sono veri e propri monumenti nazionali. Dal 10 gennaio 2013, la legge n.10 implementa inoltre la salvaguardia dei patriarchi verdi.

 

Come si diventa “monumentale”. Può essere definita monumentale una pianta che risponde a diversi criteri, stabiliti più o meno universalmente e oggettivamente e legati alla tassonomia, alla biologia, al legame con il paesaggio e cultura del luogo in cui è cresciuta. Come riporta il testo “Monumenti Verdi in Lombardia” (pp 18-19, Verde Editoriale), possono essere alberi legati ad edifici di elevato valore storico. Possono essere piante collocate in un contesto di elevato pregio paesaggistico o ancora possedere caratteristiche legate alla forma o alla rarità botanica. Eccone alcuni, da visitare lungo la penisola.

Il tiglio di Sant’Orso. Nome scientifico: Tilia platyphyllos. È alto circa 14,5 metri, con il tronco di 4,6 metri di circonferenza. L’albero cresce nel centro della città e si stima sia stato piantumato nel 1530. Leggenda narra che il consiglio degli anziani si riunisse sotto quest’albero per risolvere le controversie degli abitanti valdostani.

 

Il ciliegio secolare della Brianza. Nome scientifico: Prunus avium. Alto circa 24 metri e con una circonferenza di  500 cm, è reputato il ciliegio selvatico più grande d’Italia. Situato all’interno del Comune di Besana in Brianza, lo si può ammirare lasciandosi alle spalle la provinciale 155. Su Facebook esiste un gruppo per la sua salvaguardia.

 

La grande quercia. Nome scientifico: Quercus robur. A Villanova di Sant’Antonio, in provincia di Venezia, si erge una delle più antiche querce d’Italia e probabilmente d’Europa. Ha alle spalle ben 700 primavere, un tronco di 10 metri di circonferenza e un’altezza di circa 20 metri. Il tronco è un tripudio di contorsioni, quasi un’opera d’arte.

 

Il cipresso di San Francesco. Nome scientifico: Cupressus L. Alto 25 metri e con una circonferenza alla base di 5,30 metri, si stima abbia 700 anni. Si trova nel chiosco del Convento francescano dei frati minori a Villa Verrucchio, in provincia di Rimini. Si narra sia stato lo stesso San Francesco a piantarlo e che riferendosi al proprio bastone che non voleva bruciare disse: “Se non vuoi ardere, cresci!”.

 

Olivo millenario. Nome scientifico: Olea europea L. A Monopoli, in provincia di Bari, il Corpo Forestale dello Stato ha segnalato questo olivo, ritenuto di “eccezionale valore storico o monumentale”. È alto 10 metri e largo 3. Lo potrete ammirare tra centinaia di altri esemplari, molti dei quali sono cresciuti ai tempi dei Greci prima e dei Romani poi.

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