8 marzo, ancora tanto da fare per le donne

In Italia si festeggiò per la prima volta il 13 marzo 1922. Indetto per ricordare il sacrificio delle donne.

In Russia le donne scesero in piazza per fermare la guerra
l’8 marzo 1917, così questa data fu scelta come simbolo per
ricordare le lotte e le conquiste al femminile nel mondo. Proprio
in questi giorni a New York, dal 27 febbraio e fino a domani 9
marzo, è in corso la 56esima sessione della Commissione
delle Nazioni Unite sulla condizione della donna, istituita il 21
giugno 1946 dall’Ecosoc, organismo dedicato a promuoverne i diritti
in ambito politico, economico e sociale. Si è discusso in
particolare di donne rurali, del loro ruolo per lo sviluppo e la
lotta alla povertà e alla fame. Oltre che in Occidente la
condizione femminile è migliorata nel tempo anche in molti
paesi come Sud America, Marocco, Malesia e in Estremo Oriente. In
altri, ad esempio in India, Afghanistan, Iran, la situazione
è preoccupante: la sottomissione e la discriminazione
è alta.

Resta tanto da fare, la parità è lontana. L’8 marzo
è l’occasione per riflettere su come fare a dare aiuto a chi
oggi è costretta a sopportare in silenzio, perché
tutto questo possa cambiare. Perché i valori femminili
possano sbocciare come fiori profumati in una società di
pace. Perché tutte le donne siano libere come uccelli che
volano in spazi infiniti. La libertà è un valore per
tutti. E mai deve impedire quella degli altri.

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