9 miliardi di posti a tavola

Dove si vedono gli effetti diretti dei cambiamenti climatici e del “business as usual”? A tavola. Il presidente dell’Earth Policy Institute torna con un nuova analisi: lucida, coinvolgente, netta, che spinge ad agire, a cambiare rotta.

Cogliere la portata. Anche se siamo in ambito alimentare, non
ci riferiamo ad allungare la mano per prendere il piatto,
bensì a comprendere quello che sta succedendo attorno a noi.
Il mondo infatti è passato da una fase in cui c’era
abbondanza di cibo a una fase di scarsità, dove diversi
fattori minacciano la capacità produttiva: l’erosione del
suolo, il calo delle falde acquifere, eventi meteorici estremi, il
calo delle precipitazioni e l’aumento della temperatura
globale.

Il titolo originale di questo libro è esemplificativo a
questo proposito “Full Planet, Empty Plates”: il nostro pianeta si
sta riempiendo di persone – presto saremo 9 miliardi – e i piatti
sono sempre più vuoti. L’autore ci spiega dove si vedono gli
effetti diretti dei cambiamenti climatici e del “business as
usual”: a tavola. Nutrire la popolazione mondiale è infatti
sempre più difficile e chi non riesce a coltivare le proprie
terre sta correndo all’estero ad accaparrarsene altre, comprandole
o affittandole. Si tratta del fenomeno del land
grabbing
, ovvero la depredazione di terre: “un
acquisizione di questo tipo comporta anche i diritti di utilizzo
dell’acqua , e coinvolge pertanto anche le nazioni poste più
a valle lungo i corsi fluviali”. In uno scenario di questo tipo si
capisce che il potenziale di conflitti è alto: “stiamo
entrando in un’epoca di scarsità alimentare, che
comporterà una forte competizione per il controllo delle
terre e delle risorse idriche. In breve si può affermare che
quella che si va delineando è una nuova geopolitica del
cibo”.

Il cibo scarseggia, il tempo per invertire questa situazione anche:
questo libro è un appello a invertire i trend attuali, a
smettere di fare finta di niente e a scegliere come e dove vogliamo
andare “possiamo prevenire un collasso del sistema alimentare, ma
per farlo c’è bisogno di uno sforzo politico enorme su
più fronti e in fretta”.

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