“A Johannesburg per l’umanit

Cos

“Si lanci una coalizione a favore dello sviluppo sostenibile e
dell’umanità, complementare all’attuale coalizione contro il
terrorismo”. Non si può più ignorare il fatto che
quasi un terzo della popolazione mondiale vive con meno di due
dollari al giorno e non dispone di acqua pulita ed
elettricità.
Kofi Annan, facendosi portavoce delle nazioni rappresentate nelle
conferenze preparatorie, auspica che “si dia un’occasione a tutte
le idee concrete perché la partnership globale sia
concreta”.

Grande rilievo avranno, in quella che si preannuncia come una delle
più imponenti conferenze di leader mondiali, questioni quali
la globalizzazione, il progresso in campo genetico e le tecnologie
della comunicazione: tutti temi assenti dal precedente Summit delle
Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo (Earth Summit), tenutosi
a Rio de Janeiro nel 1992, che si sono imposti nello scorso
decennio. Allora fu adottata dalla comunità internazionale
l’Agenda 21, il primo piano d’azione globale per lo sviluppo
sostenibile. Oggi è necessario che “le discussioni del
Summit acquistino rilevanza politica nella realtà attuale,
affinché la gente non le percepisca come distanti e la
sostenibilità cui mirano le risoluzioni del Summit si possa
raggiungere”.
Molti degli obiettivi decisi a Rio non sono stati raggiunti. E’
apparso più che mai chiaro da allora che lo sviluppo
sostenibile non riguarda solo l’ambiente ma dipende da come si
affrontano le questioni economiche e sociali.
L’accesso da parte dei giovani alla tecnologia e alla
possibilità di forgiare politiche decisionali è
considerato una priorità.

La carenza d’acqua potabile e lo stato degli oceani sono emersi tra
i temi ambientali più scottanti, quanto l’urgenza di
utilizzare fonti di energia rinnovabile. Il Summit deve impegnarsi
a fornire strategie d’azione che rispondano a queste esigenze in
modo compatibile con l’ambiente. E deve confermare che si sia
definitivamente imboccata una strada che promuova insieme lo
sviluppo sociale, la crescita economica e la protezione
dell’ambiente.
In questo senso sta acquistando crescente importanza nei lavori
propedeutici al Summit l’idea di caldeggiare forti partnership
operative tra governi, settore privato e gruppi di cittadini.
I rappresentanti delle nazioni in via di sviluppo chiedono
però che queste partnership non forniscano ai governi la
scusa per sottrarsi ai loro impegni, attraverso, ad esempio, la
privatizzazione di ciò che dovrebbe rimanere
responsabilità dei governi. Nei lavori che conducono al
Summit, l’enfasi sulla “governance” emerge dal modo stesso in cui
le comunità su cui ricadranno le conseguenze delle decisioni
di Johannesburg sono coinvolte nell’analisi e formulazione di tutte
le proposte. Vi sono ormai coinvolti oltre alle ONG, scienziati,
contadini, rappresentanze dei popoli indigeni, dei sindacati,
dell’impresa e dell’industria, di ogni settore della società
civile.

Questo summit, avverte Annan, non deve produrre raccomandazioni che
preludano ad ulteriori conferenze per future azioni: deve sfociare
in azione immediata sulla base, semmai, dei confronti fin qui
svolti.

Silvana Olivo

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