AAA.Cercasi deposito per scorie nucleari

Chi accetterebbe un deposito finale di scorie nucleari sul proprio territorio? La Sardegna, meta turistica apprezzata in tutto il mondo, ha corso questo rischio, ma il problema rimane.

L’argomento ha scosso l’opinione pubblica perchè si è
delineato concretamente il pericolo per un determinato posto di
doversi prendere questo materiale contaminato, un posto che per di
più è apprezzato per le sue bellezze naturali. In
verità lo smaltimento delle scorie nucleari è una
questione controversa e ancora senza una soluzione accettabile.
Sono stati proposti vari tipi di trattamento, dalla vetrificazione
alla combustione nel “Rubbiatrone”, uno speciale bruciatore ideato
dal Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia. L’unica soluzione
finora trovata è quella di chiudere le scorie in contenitori
adeguatamente schermati e portarli in depositi naturali
geologicamente stabili e ben monitorati. Succede così anche
per i rifiuti chimici.
Le scorie però restano radioattive per alcune decine di
migliaia di anni e la terra è come un organismo vivente, la
crosta terrestre si muove naturalmente. Sulla base di quali dati
gli scienziati incaricati a trovare una soluzione possono affermare
che una certa formazione geologica resterà stabile per
30.000 anni? Il dubbio ricorre, e così qualunque posto viene
preso in esame per valutare l’idoneità per un eventuale
deposito, fa scoppiare le proteste della popolazione locale.
Nessuno accetta di tenere materiale radioattivo vicino a casa per
sempre, col rischio di contaminare le proprie falde acquifere.
Nessun paese al mondo oggi è in possesso di un deposito
finale, fa sapere Greenpeace, nonostante da più di 50 anni
venga prodotta energia nucleare per uso commerciale e nonostante
nel mondo ci siano migliaia di tonnellate di materiale che
aspettano una sistemazione adeguata.

Le scorie da sistemare provengono dagli impianti di
riprocessamento, dopo essere state divise in plutonium e in due
diversi tipi di scorie. Gli impianti si trovano a Sellafield in
Granbretagna, a La Hague in Francia e a Mayak in Russia. Tutti
questi posti soffrono di grossi problemi di inquinamento da
radioattività, peggio di tutti Mayak. Inoltre vi si trovano
grandi quantità di scorie riprocessate che aspettano di
essere riportate nei paesi di origine che le dovranno infine
depositare.

Nel frattempo all’orizzonte si stanno delineando delle soluzioni: i
paesi poveri bisognosi di valuta! Prima di tutti la Russia, che ha
dato la propria disponibilità ad individuare un luogo nella
Siberia adatto a diventare un deposito internazionale. In New
Mexico gli Stati Uniti cercano di impossessarsi di una vecchia
miniera di sale ubicata 700 metri sotto terra. I terreni degli
Aborigeni in Australia fanno gola, ma per ora è attivo un
movimento anti-deposito. Sarà forse qualche paese africano
il prossimo candidato?

Rita
Imwinkelried

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