No all’abbandono dei cani

Purtroppo all’inizio di ogni estate si ripetono puntualmente gli episodi di abbandono di animali familiari, questo nonostante le tante campagne pubblicitarie.

Purtroppo all’inizio di ogni estate si ripetono puntualmente gli
episodi di abbandono di animali familiari, questo nonostante le
tante campagne pubblicitarie che sono state diffuse per impedire
questo penoso fenomeno. Giustamente chi abbandona un animale viene
indicato dall’opinione pubblica come persona che ha commesso un
“delitto”. Un delitto oltremodo grave perché ai danni di un
essere vivente ormai quasi completamente dipendente dall’uomo.

Proviamo con l’approccio psicologico di conoscere meglio l’origine
dei meccanismi mentali che spingono le persone a prendere con se un
animale da compagnia per poi, di fronte alle prime
difficoltà, abbandonarlo a se stesso, trattandolo come un
oggetto usa e getta.

Le nostre scelte sono generalmente condizionate dall’inconscio, con
tutte le implicazioni psicologiche ed emotive che derivano dal
vissuto dell’individuo. Quindi anche il rapporto uomo-animale ne
viene influenzato. E’ da sottolineare innanzitutto che l’animale
familiare oggi non ha più un ruolo di semplice mezzo di
lavoro, bensì di compensazione affettiva o di supporto
psico-emotivo. Questi aspetti influenzano molto la scelta
dell’animale. L’essere umano cerca in lui sicurezza, compagnia e
affetto, proietta su di lui aspirazioni represse (per esempio il
desiderio di libertà), in qualche modo si identifica.

In quale parte dell’inconscio vengono posti gli animali e quali
possono essere le figure umane che l’uomo cerca inconsciamente di
far impersonare ai suoi partner animali? Una risposta emerge da
studi (di recente pubblicazione) fatti sull’argomento, che hanno
rivelato il collegamento dei due animali più frequentemente
presenti nelle case, il cane e il gatto, con le due figure cardine
del vissuto di ogni essere umano, cioè i genitori. Il cane
risulta essere la personificazione della figura materna e il gatto
di quella paterna.

Da questa premessa e dalla constatazione che nella vita adulta si
tende a ripetere uno schema comportamentale che è stato
acquisito come prima esperienza nell’età infantile, si
può tentare una spiegazione psicoanalitica del fenomeno
dell’abbandono di animali familiari. Chi prende con sé un
cane e poi lo abbandona, si trova a ripetere e a cercare di
compensare un’esperienza personale di abbandono vissuta nella prima
infanzia.

Quindi chi decide di prendere con se un animale da compagnia,
rifletta bene su questo suo desiderio, provando a tenere in
considerazione questa interpretazione del rapporto uomo –
animale.

Claudio Ottavio
Medico veterinario

Articoli correlati