Nestlè chiede risarcimento all’Etiopia

Contestazioni alla multinazionale Nestlè per una sua richiesta di risarcimento allo stato etiope.

Uno stabilimento in Etiopia è stato nazionalizzato nel
1975 dal governo allora in carica. Nell’89 è poi stato
rivenduto a un privato.

Il colosso alimentare svizzero, una volta subentrato nella vecchia
proprietà, ha richiesto all’Etiopia di risarcirle la somma
ricavata dalla vendita dello stabilimento espropriato (6 milioni di
dollari).

Nestlé nei primi sei mesi del 2002 ha incassato utili per
3,9 miliardi di dollari.

Le organizzazioni di aiuto internazionale, tra cui la capofila
Oxfam, hanno subito deprecato la richiesta: “La compagnia che
afferma pubblicamente di volere il bene e la salute della gente
è la stessa che tenta di spremere da uno dei più
poveri e affamati paesi al mondo 6 milioni di dollari” aveva
dichiarato il direttore dell’Oxfam inglese, Justin Forsyth, alla
BBC Online. Quest’anno, a causa di ingenti perdite nei raccolti di
cereali, più di 15 milioni di persone – il 20% della
popolazione – avranno bisogno di aiuti alimentari.

Una fortissima ondata di protesta, con invio di migliaia di
lettere, fax, e-mail alla Sede di Vevey, aveva obbligato i
dirigenti Nestlé a una riunione d’emergenza, la notte del 20
dicembre scorso.

Ora hanno promesso di reinvestire tutti i soldi che riceveranno dal
governo etiope nel paese stesso. Eppure i campaigners
richiamano ancora la Nestlé: che rinunci del tutto a ogni
risarcimento. “Spero che in Nestlé ci ripensino e realizzino
che non hanno bisogno dei soldi dell’Etiopia” dichiara Sophia
Tickell, senior policy analyst dell’Oxfam sul sito Internet di “The
Guardian”.

Nestlé replica che il pagamento sarebbe vantaggioso per il
Paese stesso: “Dovrebbe essere interesse del governo dell’Etiopia
raggiungere un accordo per assicurare il flusso degli investimenti
diretti nel Paese” scrive Francois Perroud, portavoce della
compagnia. “Siamo flessibili sui tempi, non sul principio”.

Il vertice Nestlé, nella persona del CEO Peter Brabeck, ha
dichiarato per iscritto il 23 dicembre 2002 che sarebbero state
immediatamente avviate politiche per alleviare il problema della
fame in Etiopia. Il primo risultato dell’accordo dovrebbe vedersi
entro 30 giorni – proprio in questi giorni -: saranno erogate
donazioni alle organizzazioni umanitarie che in Etiopia hanno
campagne di diffusione di aiuti alimentari.

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