A ruota libera! Intervista ad Accorsi e Favino

Colleghi, ma soprattutto amici. Un’intervista on the road a Stefano Accorsi e Pierfrancesco Savino. Tra risate e punzecchiature, battute al vetriolo e complicità.

Gran parte del film di Lucio Pellegrini, è stato
girato in Africa. Qual è stato l’impatto emotivo con questa
terra?

P.F.- L’Africa ti mette in condizioni straordinarie nel senso
che è talmente grande, vasta, e hai talmente la sensazione che
la natura ti sovrasti che comunque ti senti “messo a posto” nella
catena di importanza, nelle gerarchie naturali. Avere di fronte
quei panorami è una cosa meravigliosa, ma fortunatamente il
film di questo si arricchisce enormemente, perché veramente
è un quarto personaggio. E poi essere stati lì, noi, con
la nostra amicizia, è stato come fare una vacanza
insieme.

 

Era la prima volta nell’ Africa nera?

P.F.- Io sono stato nell’Africa del nord. Il mal d’Africa l’ho
provato al ritorno. Accorsi l’ha provato lì perché è
stato spesso purtroppo chiuso all’interno di un bungalow con dei
crampi allo stomaco. Io ho sentito la nostalgia appena tornato. Si
potrebbe dire che dall’Africa mi ci hanno levato a forza. Lui
invece voleva andare via subito perché è pauroso e
soprattutto… soffre di dissenteria!

S.A.- Per me era la primissima volta in Africa. L’impatto con quel
paese è incredibile, è fortissimo. Soprattutto dal punto
di vista… epatico (ripetendo un suggerimento di Favino, ndr).

Ascolta l’intervista integrale nel programma
“Internazionale”

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