Acqua, il primo rimedio

In nostro corpo è composto per la maggioranza da acqua, ma in natura possiamo distinguere tre tipi di acqua, quella semplice, quella marina e quella termale

Nella cultura assiro-babilonese, il medico era chiamato “A-su”,
cioè “colui che conosce l’acqua”. Ippocrate di Cos (460-377
a.C.), considerato il padre della medicina moderna, ne consigliava
l’uso ai suoi pazienti attraverso più di cento diversi tipi
di trattamento. Tutte le grandi culture hanno fatto largo uso di
acqua per curare le malattie e per mantenersi in forma. Pensiamo,
solo per fare un esempio tra i tanti, agli antichi Romani.

Oggi distinguiamo tre diversi “tipi” di acque terapeutiche, che
hanno tecniche di applicazione spesso simili tra loro: l’acqua
semplice, l’acqua di mare e le acque termali.

In altre parole, possiamo usare l’acqua “semplice” (con eventuali
aggiunte di estratti di piante) per l’idroterapia “classica”.
L’abate Sebastian Kneipp (1821-1897) ai suoi tempi aveva elaborato
ben 160 tecniche diverse, e numerose si sono aggiunte da allora,
soprattutto negli ultimi 10-15 anni.
Discipline affini, ma separate, sono la talassoterapia, che fa uso
di acqua marina (eventualmente con aggiunta di altri prodotti del
mare come per esempio le alghe), e la crenoterapia o terapia
termale. Creno o termos indicano semplicemente che si usa acqua
calda, solitamente alla temperatura con la quale sgorga da una
fonte naturale. In genere queste sorgenti sono molto ricche sia di
sali minerali che di oligoelementi e variano tra lo nella
composizione. Quest’ultimo fatto determina le diverse indicazioni
terapeutiche attribuite al luogo termale.

L’idroterapia classica si basa soprattutto sulla capacità
dell’acqua di stimolare l’organismo. Lo stimolo può essere:

  • di tipo meccanico, come per esempio un idromassaggio,
    un’abluzione con un getto forte, una frizione con spugne bagnate o
    anche semplicemente una doccia morbidissima. Lo stimolo più
    blando spesso è quello più efficace;
  • di tipo termico, usando acqua a diverse temperature;
  • di tipo osmotico, aggiungendo all’acqua delle sostanze che
    riescono a penetrare nella pelle, grazie all’ambiente umido;
  • di tipo reattivo, per esempio alternando temperature diverse
    tra loro, che induce l’organismo a una serie di rapidi
    adattamenti;
  • di tipo riflessogeno, agendo sui terminali nervosi presenti
    sulla superficie di tutto il corpo, in modo particolarmente marcato
    in zone come i piedi.

Gudrun Dalla Via

 

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