“Dobbiamo ristabilire l’equilibrio con la madre Terra”

Un’analisi lucida dei nostri giorni, tra crisi economica e crisi ambientale e una ricetta unica per il cambiamento.

Adolfo Pérez Esquivel è un anziano signore,
arzillo, lucido e gentile. Un sopravvissuto del regime militare in
Argentina, che nel 1980 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace
grazie ai suoi sforzi contro la dittatura e in favore dei diritti
umani. Mentre parla, sorride e non usa mezzi termini quando si
tratta di difendere ‘el pueblo’.

Oggi è Presidente dell’IAES (International Academy of
Environmental Sciences), associazione con sede a Venezia, che da
anni promuove iniziative per la tutela dell’ambiente. Ultimo, non
per importanza, è l’appello per la costituzione di una Corte
Internazionale Penale dell’Ambiente, che possa definire, sanzionare
e prevenire i disastri ambientali.

D: Mr. Esquivel, cosa possiamo e cosa dobbiamo fare per
proteggere la ‘Madre Terra’?

R: “Innanzitutto bisogna considerare il tema dell’educazione,
che è fondamentale, prender coscienza dei problemi
ambientali e soprattutto avere delle politiche pubbliche che
tengano conto dell’aspetto sociale, educativo e giuridico della
difesa dell’ambiente”.

D: Secondo lei, oggi, è in atto un cambiamento, anche
a fronte della recente crisi economica? Qualcosa sta
cambiando?

R: “Noi in Latino America viviamo in crisi permanente.
Consideriamo la crisi come una sorella che vive con noi. Per quanto
riguarda la crisi internazionale, ci troviamo di fronte ad una
situazione che è assolutamente immorale ed ingiusta,
perché ad esempio i governi dei vari Paesi salvano le banche
e le multinazionali, ma non si occupano dei loro popoli. Di che
crisi stiamo quindi parlando? In realtà si sta risolvendo la
crisi delle banche ma non quella delle persone che vivono nei
diversi Paesi”.

D: Sottolineando l’ultimo aspetto, da dove può
partire il cambiamento auspicato?

R: Nelle sfere alte delle istituzioni non c’è nessun tipo
di cambiamento. L’unico cambiamento che si può verificare
sono quelli che provengono dal basso. È la reazione dei
popoli, che in qualche modo reclamano un cambiamento sociale,
culturale e politico che potrà provocare un reale
cambiamento. I governi devono ascoltare ciò che chiedono i
popoli, le persone, altrimenti sono governi che non servono a
a”.

D: Qual è, secondo lei, la strada verso la
felicità?

R: “Un poeta francese, Raoul Follereau, dice che nessuno
può essere felice da solo. La felicità la dobbiamo
condividere, con le altre persone, con la comunità, con il
nostro popolo. Dobbiamo ristabilire l’equilibrio con noi stessi,
con la nostra comunità, con la ‘madre Terra’, con il cosmo e
con Dio. Nessuno può dare quello che non ha. Se non abbiamo
la pace interiore, non possiamo dare la pace agli altri.
L’importante è condividere ciò che abbiamo”.

 

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