Alexander – Alexander

L’ultima follia di Alexander Hebert, il leader fricchettone di Edward Sharpe And The Magnetic Zeros.

Mai avara di proposte eclettiche, a uso e consumo di un pubblico
ormai fidelizzato, l’etichetta di Geoff Travis ogni tanto pesca nel
mazzo qualche talentuoso jolly. È il caso del californiano
Alex Ebert, leader fricchettone degli Edward Sharpe And The
Magnetic Zeros (anche vocalist degli Ima Robot), con vocazione
solista e titolare di una visione pop che sta fra Walt Disney,
Damon Albarn, David Lynch e i Mungo Jerry (i più attempati
ricorderanno la hit In The Summertime nei primissimi anni 70).

È proprio a questi ultimi che Alexander dichiara di
ispirarsi nelle mirabolanti esplorazioni vocali, una ritmica
onomatopeica fatta di sbuffi e ansimi che spesso diventano
baricentro sonoro delle canzoni. L’incedere claudicante e l’uso di
strumenti giocattolo hanno invece evidenti debiti nella produzione
post Blur di Albarn. Tracciate le coordinate principali,
solidamente presentate nei primi 3 brani, il nostro si diverte a
uscire dal seminato spiazzando e divertendo: con In The Twilight
siamo dalle parti di Graceland; Bad Bad Love è un classicone
da party con vocalizzi dancey; Old Friend ha il respiro delle
solenni ballate destinate ai crooner.

Sul finale addirittura la qualità si impenna, toccando vette
di genialità in A Million Years e Remember Our Heart.
Originalità anche negli arrangiamenti, con improbabili
miscele di tastiere liquide e chitarre old fashioned, violini,
armonica e kazoo. L’album si schiude dopo qualche ascolto: se siete
nella giusta sintonia, è capace di esaltarvi come pochi.

Pier Angelo Cantù

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