Alice nel paese delle meraviglie

Chi sono? Ditemi prima chi sono: se mi piacer

Oh, Kitty, aiutami a pensare! Dice Alice alla gattina alla fine del
racconto. Ma a quale pensiero dovrà mai dar vita Alice? Per
scoprirlo dobbiamo seguirla nelle sue vicende-viaggio.

La storia di Alice è la storia di un pellegrinaggio; un
continuo incontrare luoghi e personaggi in un tempo astratto che
tuttavia ha una meta simbolica precisa, l’ottava casella della
scacchiera. Sia nel primo testo che nel secondo (Alice allo
specchio) c’è questo andare, questo vagare, di corsa o per
brusche cadute, un procedere per salti, scivolate o ritorni
indietro.
Comunque in entrambi è presente l’idea del “viaggio”,
dell’impresa eroica.
Questo viaggio altro non è che il processo di crescita dalla
nascita all’età adulta. L’autore lo chiarisce bene nella
filastrocca iniziale “il tuo volto si fa attento mentre l’ora
sgradita s’avvicina in cui una voce piena di spavento dirà
La bimba è ormai una signorina. Noi non siamo che fanciulli
invecchiati che la sera vanno a letto arrabbiati”.

Ciò che viene raccontato è l’incontro con personaggi
che in realtà servono a mettere in scena metaforicamente
alcune questioni fondamentali della crescita; si tratta del
passaggio iniziatico del diventare signorina (la maturazione
sessuale) ovvero l’abbandono del mondo protettivo dell’infanzia,
dove l’immaginazione e il sogno la fanno da padroni, al definitivo
ingresso nel mondo dell’adulto e quindi della logica, della
competizione, dell’educazione degli istinti ma soprattutto del
pensiero.

Ciò che è più interessante è l’idea del
“passaggio” nel mondo degli adulti sulla cui facilità
dell’attraversamento Alice cerca di autorassicurarsi.
Leggendo entrambi i testi si avverte quanto sia stato abile Carroll
a offrire una solida ancora alla fanciulla prepubere, alle prese
con il timore della crescita e della maturazione: il pregio sta nel
compiere il viaggio in più direzioni avanti ma anche
all’inverso, a ritroso, come se a fronte delle paure e delle ansie
l’autore volesse far prendere una pausa al personaggio dandole il
tempo di ritardare il momento critico e quindi di costruire nella
mente il tempo del commiato dal mondo dell’infanzia. Sarebbe quindi
il pensiero una risorsa contro l’ansia e un contenitore dei
sentimenti.

Flavia Facco
Psicologa Psicoterapeuta

 

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