L’alimentazione dei giovani e la giusta misura

Il regime alimentare, nei giovani d’oggi, diventa una fondamentale forma di educazione.

L’assoluta centralità del corpo è un tratto
essenziale dei nostri tempi, poiché si è generata una
perversa e inquietante identificazione tra cura di sé e cura
del corpo, intesa come cura, custodia della forma, dell’aspetto
fisico, spesso senza giusta misura.

In modo analogo, la cultura consumistica ci induce anche
nell?alimentazione a dimenticare il senso del limite, appunto della
?giusta misura?, in quel gioco ambivalente, non di rado
contraddittorio, che caratterizza la modernità, sospesa, in
questo caso, tra il culto di una corporeità più da
esibire che da vivere e la sregolatezza alimentare.

In questo senso, il regime alimentare, poiché la mancanza
di ?giusto mezzo? nell?alimentazione è una costante di molti
giovani d?oggi, diventa una fondamentale forma di educazione.

I Greci, ancora una volta, si impongono a tutto tondo come
eccellenti maestri. Per esempio, al centro dell?educazione
pitagorica c?è l?uomo nella sua dimensione spirituale e
fisica: silenzio e meditazione, metafisica del numero, dieta,
esercizio fisico, danza e musica, il tutto finalizzato all?armonia
dell?essere umano, dove la medicina è davvero ?medietas?,
secondo la ricostruzione etimologica di Isidoro di Siviglia nelle
sue ?Etimologiae? o ?Origines?, sintesi dello scibile
alto-medievale, ovvero ?giusta misura?, equilibrio tra le parti,
giustezza psicofisica nel segno della totalità.

Aristosseno, a conferma di tutto questo, rimarca quanto segue:
«Bisogna fin da fanciulli comportarsi con ordine anche nel
cibo, insegnando che l?ordine e la misura sono belli e giovevoli,
il disordine e l?eccesso brutti e dannosi».

Lo stesso Platone, nella Repubblica, è davvero
illuminante per i giovani d?oggi: «E non ti pare indecente
dover ricorrere alla medicina non a motivo di ferite o delle
malattie stagionali, ma per la nostra ignavia o per la cattiva
alimentazione… per la quale noi ci riempiamo di umori e di gas
come terreni di palude, costringendo i dotti discepoli di Asclepio
a chiamare questi mali flatulenze e catarri?»

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