Omeopatia

Alla ricerca della sostanza perfetta

Studiare le caratteristiche e la “vita” di una sostanza, prima che gli effetti biochimici che pu

La ricerca e lo studio di una sostanza è un processo lungo e complesso.
Individuarne gli effetti farmacologici non significa conoscere la
sostanza oggetto di studio, ma solo uno dei suoi aspetti, peraltro
molto limitato. Lo studio degli elementi che la scienza omeopatica
deve compiere per poter riconoscere nei cosiddetti “rimedi” le
giuste caratteristiche atte a catalizzare un determinato processo
di guarigione, è molto diverso rispetto a quello della
scienza tradizionale.

Da questo punto di vista, indagare un elemento a scopo terapeutico
significa piuttosto cercar di scoprire quali interferenze esso
provoca, come interagisce nell’ambito di un sistema, osservando
attentamente tanto una sua eventuale evidenza di
terapeuticità, quanto – o forse soprattutto – di
tossicità.

La ricerca omeopatica ha affinato la sua metodologia fino a lambire
territori inusitati alla ricerca scientifica classica, sino anche
ad avvicinarsi a terreni apparentemente metafisici: indagando una
sostanza nella sua natura più intima – è l’assioma
che sostiene questo approccio – più si possono scoprire
“affinità” nascoste con individui e patologie, più di
conseguenza si possono curare difficoltà e problemi
più profondi, di caratteri psichico, mentale o addirittura
spirituale.

Se si concepisce una sostanza, così come una pianta, o un
minerale che si presume contenerla, come un “organismo” vivente,
con una sua forma di equilibrio inserita in un determinato contesto
ambientale, il tipo di ricerca volge necessariamente alla “vita”
stessa della sostanza, a come si comporta in natura, al tipo di
ambiente in cui si manifesta e al modo in cui interagisce con
esso.

L’attenzione è rivolta all’elemento in sé, al suo
“carattere” e alle sue relazioni con gli altri elementi, come ad
esempio il calore del sole, il modo in cui si comporta o si
manifesta nel suo territorio e i rapporti che intesse con altri
elementi simili; tutti fattori che permettono di trarre dalla
ricerca una sorta di “profilo esistenziale” dell’oggetto (pianta,
minerale, sostanza) che rivelerà caratteristiche tali da
ritenere che essa possa entrare in risonanza con quelle di una data
malattia o di una data persona.

Solo in un secondo tempo sarà necessario studiare gli
effetti o, meglio, le interferenze che essa provoca all’interno
dell’organismo; e questo non solo dal punto di vista biochimico: si
dovrà infatti osservare quali sensazioni provoca, quale tipo
di sogni induce, con quali emozioni in pratica risuona. L’omeopatia
dunque ricerca il “carattere” della sostanza studiata, sia nella
sua “fisicità” che nella sua “psichicità”, indaga le
sue peculiarità esistenziali per riconoscere
l’affinità nascosta e le possibilità di risonanza
della varie manifestazioni della vita nell’universo.

Loredana
Filippi

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