Alla riscoperta della pazienza

Nell’età della tecnica, tutta frenesia e produttività, occorre riscoprire la pazienza come seria e impegnativa alternativa esistenziale, capace di aiutarci a ridisegnare i ritmi e le forme del nostro stile di vita contemporaneo.

Viviamo in un’epoca dove il valore di una persona è
misurato sulla base di grammatiche esistenziali efficientistiche e
produttivistiche
.
Il nostro stare al mondo, in altri termini, dipende dalla
celerità, che sovente tracima nella frenesia, nella “vampirizzazione ” del
tempo
, con cui attiviamo e alimentiamo i meccanismi
tecnologici espressi da un Mercato sempre più
insaziabile.

In questo contesto, che accanto a soddisfazioni sovente
più quantitative che qualitative, vede attuarsi una
progressiva rottamazione dell’anima e un imbarbarimento della
dimensione
spirituale
, occorre recuperare, a due livelli,
l’obliata virtù della pazienza.

Ad un primo livello, la pazienza va intesa come capacità di
sopportare gli inevitabili scacchi della vita, dovuti a noi o agli
altri, e riconoscere, di conseguenza, la nostra strutturale
finitezza; ad un secondo livello, la pazienza va recuperato come
via privilegiata al pensiero
prospettico
, alla complessità, alla
capacità, in altri termini, di non fermarsi a sintesi
provvisorie o effimere, bensì ad andare in
profondità, a cogliere le infinite sfumature dell’esistenza,
a scoprire e confrontare le molteplici alternative che la vita ci
offre, troppo spesso ridotte solo al produttivismo ad oltranza, al
ruolo sociale, all’immersione acritica nel Mercato.

La pazienza si declina ,così, come contemplazione, che
non è affatto vuoto moto dell’anima, astorica dimensione del
pensiero, bensì sguardo vigile, profondo su tutta la
complessità dell’esistente.

Solo con lo sguardo contemplativo, oltre ai ben più urgenti
ed essenziali significati di fondo della vita, si possono
assaporare le stesse produzioni tecnologiche, senza passare in modo
asettico, meccanico, frenetico a nuovi e impersonali prodotti.
Si ricordi, tuttavia, che la contemplazione non si conquista con
immediatezza, ma è frutto di un lungo, paziente – appunto! –
lavoro su se
stessi
.

 

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