Allarme pedofilia?

Negli ultimi anni più che essere aumentati i casi di pedofilia, forse sembra essere aumentata l’attenzione rivolta al fenomeno. ne parliamo con Abbiamo chiesto a Patrizia Dondio, psicologa.

Ultimamente si sente parlare spesso di pedofilia, come mai?

Negli ultimi anni più che essere aumentati i casi di pedofilia, forse sembra essere aumentata l’attenzione rivolta al fenomeno. Attualmente, a questo riguardo, non si è data ancora una risposta certa, non si è ancora capito esattamente se c’è stato un aumento del fenomeno oppure se c’è una maggiore facilità nel denunciare i casi. E’ invece cosa certa la presenza da sempre nella storia dell’umanità di questa perversione. Non dimentichiamo infatti che già nell’antica Grecia i fanciulli erano “oggetto di desiderio”, la differenza sembra stare nel fatto che, infranto il tabù della sessualità, è più facile parlare di sesso e quindi anche di pedofilia. Quello che un tempo era inconfessabile attualmente si affronta e si denuncia.

Cosa si intende esattamente per pedofilia?
Innanzi tutto è importante fare una distinzione tra “incesto” e “pedofilia”. Nella cronaca spesso questi termini vengono confusi. Si può parlare di “incesto” quando figure significative per il bambino come ad esempio la madre, il padre, il nonno, il convivente, lo zio… mettono in atto comportamenti sessuali con il/la piccolo/a. Viceversa, si parla di “pedofilia” quando si perpetuano attività sessuali con bambini prepuberi. Le attività sessuali di cui si parla, vanno dalla semplice esposizione di materiale pornografico fino al congiungimento carnale vero e proprio.

Quali sono le caratteristiche del pedofilo?
Non esiste una caratteristica specifica né una struttura di personalità che possano rendere riconoscibili i pedofili. Questa forma di disturbo è presente in tutte le fasce socio-culturali e può coinvolgere tutte le età. Molti casi di pedofilia vedono coinvolti padri di famiglia che difficilmente compirebbero atti simili all’interno del proprio nucleo familiare e che spesso hanno vissuto a loro volta un’esperienza analoga quando erano piccoli. Pensiamo alla grande diffusione a livello internazionale del fenomeno del turismo sessuale, soprattutto nei paesi dell’est-asiatico. Forse ciò che li caratterizza davvero è la capacità di cogliere con estrema precisione le richieste e il bisogno di attenzione del bambino a cui si rivolgono e di conquistarne la fiducia. Lentamente sfruttando il legame creato con il piccolo, il pedofilo può diventare addirittura l’amico di famiglia a cui affidare il bambino le volte in cui i genitori sono occupati.

Cosa può fare la società di fronte a questo
problema?

Sicuramente bisognerebbe lavorare molto sulla prevenzione e quindi dedicarsi alla formazione capillare di coloro che lavorano o si occupano dei bambini ad esempio gli insegnanti, il fine è quello di saper riconoscere il problema, le leggi le possibili strategie e così via, senza però dimenticare che, sebbene si tratti di un allarme sociale, non deve per questo trasformarsi in panico. Il fenomeno è certamente preoccupante, ma se ci lasciamo travolgere dalla paura rischiamo di creare un mondo anaffettivo che poco serve a far crescere bene ed in modo equilibrato i nostri bambini.

Gabriela Manzella

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