Alluvioni: danni, costi, rischi per l’Italia

Rapporto della Commissione Europea su alluvioni e inondazioni, danni, vittime, costi. Le cause? Il clima e l’eccessivo sfruttamento del territorio.

Le alluvioni sono i più gravi disastri per l’Europa. Emerge
da un rapporto della Commissione Europea presentato a Dresda dal
Commissario per la Ricerca Philippe Busquin in cui vengono anche
riportati i risultati dei maggiori progetti di ricerca europei in
quest’ambito. “Studi scientifici dimostrano che il numero delle
alluvioni negli ultimi decenni sta aumentando in maniera
preoccupante” rileva Busquin, sottolineando che le catastrofi
maggiori colpiscono l’Europa centrale.

Nel periodo dal 1980 al 2002 l’Italia detiene il triste primato in
Europa per la mortalità legata a inondazioni e alluvioni
(38% del totale delle vittime nei Quindici). Nell’elenco funesto
della mortalità il secondo posto tocca alla Spagna (20%),
seguita dalla Francia (17%). Terribile anche il bilancio delle
perdite economiche, 11 miliardi di euro. L’Italia è seconda
solo alla Francia per il numero di alluvioni e inondazioni: il
numero più alto di alluvioni sono avvenute in Francia (22%),
Italia (17%) e Gran Bretagna (12%). E la situazione è
peggiorata nelle ultime due decadi.

Quali sono le cause dell’incremento di alluvioni e inondazioni?
Secondo alcuni scienziati la causa è il cambiamento del
clima, altri ritengono che l’Europa sia ora più esposta e
vulnerabile che in passato di fronte a un incremento del rischio.
Concorrono diversi fattori: il clima, l’idrologia, lo sfruttamento
poco saggio del territorio.

Il dissesto idrogeologico di molte parti d’Italia è noto. La
naturale conformazione dei luoghi è stata stravolta. Gli
ultimi decenni di spoliazione dei boschi, di cementificazione del
terreno e dei letti dei fiumi, gli interventi strutturali sul
paesaggio ci hanno reso più esposti e vulnerabili.

Nel luglio ’87 l’Adda sommerge 60 comuni e la frana del monte
Coppetto ne cancella due dalla cartina geografica. Nel maggio ’97
in Campania un’enorme torrente di fango travolge il paese di Sarno,
costruito alle pendici di un monte deforestato. Ottobre 2000:
inondazioni colpiscono l’Italia settentrionale, facendo almeno 25
vittime e migliaia di sfollati, e la Spagna, ove sono morte 5
persone e si sono verificati ingenti danni materiali. All’Elba i
torrenti il cui corso era stato deviato per costruire case per
turisti, esondano col nubifragio del 4 settembre 2002, causando
gravissimi danni: un disastro annunciato.

Cosa fare? Primo, essere più attenti nella gestione del
territorio. Sono comportamenti a rischio costruire in zone a
rischio di esondazione, ridurre la superficie drenante delle
colline e dei monti con canalizzazioni, asfaltature,
cementificazioni, cercare di incanalare i corsi d’acqua in letti di
cemento che ne aumentano la pericolosità. Errori frequenti
in passato, a cui in alcune circostanze non è possibile
rimediare, ma bisogna esserne consapevoli ed evitare che a essi se
ne aggiungano altri.

Secondo. Prevenzione sul campo. Per l’Associazione dei geologi
italiani il problema è “a monte”, e non solo in senso
figurato. Lo ha spiegato Floriano Villa, il presidente: intervenire
sui fiumi è già un errore metodologico
(cementificarne l’alveo è una grave sciocchezza),
perché è già troppo tardi. La manutenzione del
territorio va fatta prima – “a monte”, appunto – dedicando energie,
risorse ed interventi a una messa in sicurezza del territorio
(alberi, boschi, niente costruzioni) che rallenti il decorso
dell’acqua verso i fiumi e che lasci delle vie di fuga per ridurre
il potenziale distruttivo di enormi masse d’acqua capaci di
trasformarsi in bombe a furia di essere incanalate.

Terzo. Il cambiamento climatico è un fenomeno mondiale, ma
ricade su tutti noi. Il Nord Italia, dicono i climatologi,
sarà sempre più a rischio acqua al punto che tra 80
anni le piogge al Nord potrebbero crescere del 50 per cento, mentre
al Sud prevarrà la siccità. Una previsione che gli
studiosi ripetono da tempo: “E’ da dieci anni che, dati alla mano,
diciamo che i cambiamenti climatici legati all’emissioni di gas
avrebbero causato sconvolgimenti anche in Italia. Tutto si è
verificato. Per il futuro bisogna agire” ha spiegato Domenico
Gaudioso, responsabile clima dell’Agenzia Nazionale per la
Protezione dell’Ambiente.
Le emissioni industriali, i trasporti, i consumi energetici
danneggiano l’equilibrio dell’ambiente: sta anche a noi ridurli e
ripensare alcuni comportamenti del nostro stile di vita.


Stefano Carnazzi

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