Donne in prima linea per l’ambiente

Da un rapporto Unep, alla concretezza di tutti i giorni, ai grandi esempi da seguire: il potere delle donne, delle loro azioni, della loro intrinseca creatività.

Per affrontare i cambiamenti climatici bisogna coinvolgere maggiormente le donne. Lo sostiene il Programma sull’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) che ha da pochi mesi pubblicato un rapporto intitolato Donne in prima linea per il cambiamento climatico – Rischi e speranzededicato alla questione di genere collegata ai cambiamenti climatici, soprattutto in Asia e in Africa.

Secondo lo studio infatti, le donne in queste aree sono più colpite: gli eventi climatici estremi hanno fortemente colpito il settore dell’agricoltura, quello a cui sono dedite. Come ha spiegato il direttore esecutivo dell’Unep Achim Steiner “Le donne giocano spesso un ruolo più decisivo degli uomini nella gestione dell’ecosistema e della sicurezza alimentare. Quindi, l’adattamento sostenibile deve concentrarsi sul genere e sul ruolo delle donne, se vuole avere successo”.

Wangari Muta Maathai
Parlando di ambiente e di donne riaffiora alla mente il grande esempio di Wangari Maathai, la biologa kenyota, premio Nobel per la pace nel 2004, scomparsa nel 2011.

Nel 1976 Wangari Muta Maathai ha promosso e dato vita al Green Belt Movement, che si proponeva di coinvolgere le donne africane in progetti di piantumazione di alberi: tutte insieme, non stavano solo costruendo “la cintura verde”, ma stavano concretamente contribuendo a migliorare la loro condizione. Queste le sue parole nell’ultimo libro
La religione della terra
:

“Dopo alcuni anni mi sono resa conto che i nostri sforzi non consistevano solo nel piantare alberi, ma erano volti anche a spargere semi di un altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alle comunità, depredate della loro autostima e della consapevolezza di sé”

La missione del Green Belt Movement è infatti quella di mobilitare la consapevolezza della comunità, usando la piantumazione di alberi come mezzo per l’autodeterminazione, l’equità, per la sussistenza, la sicurezza delle donne e la tutela dell’ambiente. Sotto la guida di Maathai, il Green Belt Movement ha assistito alla messa a dimora di oltre 30 milioni di alberi in luoghi sia pubblici (scuole, chiese, parchi) sia privati.

A questa donna straordinaria, forte, tenace e determinata è stata dedicata  la prima edizione del premio Donne, pace e ambiente, promossa dall’associazione A Sud in collaborazione con la  Casa Internazionale delle Donne e con il sostegno delle  Commissione delle Elette del Comune di Roma. Come diceva Wangari Maathai “la pace del mondo dipende dalla difesa dell’ambiente”, promossa da donne e uomini, con gli stesi diritti e le stesse sicurezze, tutti insieme, non solo oggi.

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