Angkor: superba e silenziosa cattedrale nella giungla

L’imponente complesso di Angkor (si pronuncia Angkoh), capitale imperiale dei sovrani Khmer.

Un insieme di più città reali edificate tra il IX e
il XII secolo nelle vicinanze della cittadina di Siem Reap,
classificato come patrimonio dell’umanità dall’Unesco,
è il più grande sito monumentale esistente sulla
Terra e la più alta e raffinata espressione architettonica
raggiunta dalla civiltà Khmer. I suoi monumenti a forma di
piramide, o templi montagne, rappresentavano non soltanto il cuore
del potere materiale ma anche il centro dell’universo religioso e
luogo di culto. Al centro di ogni città s’innalzava un
tempio, il linga, che simboleggiava la grande montagna della
cosmologia indiana, l’asse del mondo che metteva in comunicazione
il re col pantheon divino. Alla morte del re, il tempio era
destinato ad essere il suo mausoleo.

Intorno alla metà del XV secolo, a seguito delle frequenti e
violente incursioni degli eserciti siamesi, Angkor fu abbandonata e
rapidamente inghiottita dalla vegetazione tropicale. Per oltre tre
secoli se ne perse la memoria e soltanto nel 1860 il naturalista
francese Henri Mouhot s’imbatté casualmente nelle sue rovine
sepolte dalla giungla. L’inaspettata scoperta segnò l’avvio
di una serie di lavori di restauro che a fasi alterne si
protrassero fino al 1975 per arrestarsi definitivamente con
l’arrivo dell’onda devastatrice dei Khmer rossi. Da alcuni anni,
gli archeologi lavorano con enormi sforzi e pochi mezzi a
disposizione per restaurare e cercare di conservare alcuni siti di
Angkor, ma gli oltre 100 templi che costituivano il cuore pulsante
della religione e della spiritualità Khmer, nonché
statue, bassorilievi e frammenti scultorei di inestimabile valore
storico che rimangono ancora oggi alla mercé dei predatori
di antichità.

Ai turisti che visitano la Cambogia non è ancora possibile
accedere completamente al monumentale complesso di Angkor, vuoi per
lo stato di abbandono in cui si trovano molti templi minacciati
dalla giungla, vuoi perché alcune zone potrebbero essere
ancora minate. Il silenzio incombente e gli effluvi tropicali, i
giganteschi alberi di kapoc e titanici ficus conferiscono al
maestoso complesso di Angkor un fascino di misteriosa
drammaticità.

Maurizio Torretti

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