Anna Calvi – Anna Calvi

Ragazze con la chitarra: Anna Calvi è una cantautrice inglese che debutta in un disco scuro e passionale prodotto da Rob Ellis.

«Chiusa in un seminterrato, a registrare un album in totale
isolamento, si inizia a dare di matto». La cantautrice
inglese Anna Calvi presenta così il suo disco di debutto,
dopo quasi tre anni di gestazione in studio, sola, al buio. Proprio
sola, in verità, non era: accompagnata dalla percussionista
e multistrumentista Mally Harpaz e dal batterista Daniel
Maiden-Wood, la Calvi ha dato vita a una creatura scura e sensuale,
emotiva, carnale e passionale.

Dalla figura minuta e delicata, la giovane musicista dà
prova di una voce inaspettatamente calda e potente, accompagnandosi
dalle note cariche della fedele Telecaster. I paragoni con PJ
Harvey già si sprecano sulle pagine della stampa britannica,
così come gli accostamenti alla vocalità e
all’emotività di Jeff Buckley. Le sue prime apparizioni in
pubblico e le Attic Sessions postate su YouTube le hanno valso gli
apprezzamenti di Brian Eno, il quale ne ha parlato a Nick Cave che
se l’è portata in tour in apertura ai suoi Grinderman. Come
anticipazione dell’atteso disco d’esordio è uscito qualche
mese fa il singolo Jezebel, brano scritto da Wayne Shanklin e
portato al successo da Edith Piaf, emblematico assaggio del
particolare stile e timbro vocale della nostra, della sua
passionalità interpretativa.

Questa traccia tuttavia non è tra quelle del disco,
concepito come un corpo unico, inseparabile. I 10 brani
attraversano in profondità lo spettro delle emozioni umane
più forti e incontrollabili, dal desiderio all’amore, alla
passione, alla solitudine. La sua chitarra ammaliante crea
atmosfere surreali, colorate dalle note mistiche dell’harmonium
suonato dalla Harpaz. La passione per il flamenco, Ravel e Debussy,
l’opera e i film di Wong Kar-Wai sfociano in quadri sonori
fortemente evocativi e visivi: nonostante gli arrangiamenti spesso
siano minimali e creati con poca strumentazione, l’effetto è
sorprendente. Merito dell’abile mano del produttore Rob Ellis
(già con PJ Harvey, da cui i paragoni), il quale ha
accompagnato la bella Anna dal seminterrato all’apparecchiatura
vintage dello studio Black Box in Francia.

Il risultato è un lavoro denso e carico, che unisce elementi
dark a melodie cantabili e accattivanti: ne sono esempio la
coinvolgente e quasi lirica Desire, gli echi lynchiani di Suzanne
And I, l’ipnotica The Devil, la drammatica Love Won’t Be Leaving o
la quasi solare Blackout, che ricorda l’espressività di
Chrissie Hynde dei Pretenders. Gli stimoli e le influenze sono
molteplici, è difficile racchiudere questo disco in un’unica
definizione: sicuramente è uno degli esordi più
interessanti di questo inizio anno.

Silvia Pellizzon

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