Un anno nero per i giornalisti

Il numero di giornalisti finiti dietro le sbarre nel 2012 ha raggiunto un nuovo record da quando il Commitee to project journalists (Cpj) ha cominciato le rilevazioni nel 1990.

I giornalisti
imprigionati nel 2012 sono stati 232 secondo le rilevazioni del
Cpj
(dati aggiornati al primo dicembre), 53 in più
rispetto all’anno precedente. Superato di gran lunga anche il
record registrato nel 1996 quando i giornalisti finiti in carcere
erano stati 185.

 

I primi tre paesi hanno tutti fatto ampio ricorso a leggi che
prevedono reati contro lo stato, interpretandole in modo molto
esteso per impedire a personalità scomode per le
autorità di esprimere le proprie idee politiche.

La Turchia guida
la classifica con 49 giornalisti arrestati, per lo più
inviati e freelance che hanno cercato di raccontare quanto stesse
accadendo nella regione del Kurdistan.

 

Al secondo posto l’Iran. 45 persone sono
state arrestate soprattutto a causa del giro di vite messo in atto
dal governo di Teheran dopo l’elezione del 2009 che ha spinto
migliaia di cittadini a scendere in piazza per manifestare contro
il presidente Mahmud Ahmadinejad.

La Cina è al terzo posto. Tra
dissidenti politici e giornalisti impegnati a raccontare i soprusi
subiti dalle minoranze etniche, sono stati arrestati 32
giornalisti, 19 per aver dato voce a tibetani e uiguri.

Delle 232 persone arrestate, merita una menzione Sattar
Beheshti
. Iraniano, 35 anni, blogger e freelance,
è morto a causa delle percosse in
una prigione dopo essere stato arrestato a ottobre per “aver agito
contro l’interesse nazionale”.

 

Una buona notizia però c’è: per la prima volta
dal 1996 la Birmania non appare in questa lista. Anzi, in seguito
alla transizione civile intrapresa dalla giunta militare nel 2012
sono stati liberati 12 giornalisti arrestati nel corso degli
anni.

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