Apre la borsa delle emissioni

Il 28 dicembre il Senato ha dato via libera al decreto che mette in atto gli accordi di Kyoto per la limitazione dei gas a effetto serra.

Questo significa che la borsa delle
quote di emissioni
da vendere o da acquistare
comincia a interessare in maniera diretta la realtà delle
imprese. Il ministro dell’ambiente Altero Matteoli: “In particolare
l’approvazione del decreto consentirà di completare
l’inventario delle imprese italiane assoggettate agli obblighi
della direttiva e di attribuire ad ogni impresa i permessi di
emissione per il periodo 2005-2007. I permessi saranno attribuiti
in maniera tale da assicurare nello stesso tempo l’utilizzazione
delle tecnologie più efficienti e la competitività
delle imprese italiane”.

Com’è da interpretare?
Il 16 febbraio entra in vigore il Protocollo di
Kyoto
, che indica quanti dei sei gas ritenuti
responsabili per il riscaldamento globale a effetto serra (il
maggiore il CO2) può liberare nell’aria ogni paese
firmatario. Se ne libera troppi, ha due possibilità per
ridurrle: fare aumentare l’efficienza energetica alle aziende,
introducendo anche il rinnovabile, oppure acquistare quote di
emissioni dai paesi che producono meno gas serra di quanto li
spetterebbe. Questo ha l’effetto che chi inquina paga, chi non
inquina guadagna.

Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell’Ambiente,
calcola che una tonnellata di gas serra “è quotato tra 10 e
12 Euro”. Quindi c’è da aspettarsi un mercato dai molti
zeri. Secondo una stima ufficiale sono circa mille gli impianti
industriali italiani ai quali il governo deve assegnare un tetto
massimo annuale di emissioni gas serra. Nei 25 Stati dell’Ue invece
dovrebbero essere coinvolti circa 12mila impianti. Le diminuizioni
fissate devono venir raggiunte dai singoli Stati entro il 2012, poi
scatta l’obbligo di acquistare le quote di emissioni.

In questo momento soltanto la Spagna
e la Germania si sono messi su una strada che promette buoni
risultati. Ambedue hanno investito molto nello sviluppare l’energia
rinnovabile e in misure per ridurre l’inquinamento, per esempio
migliorando il trasporto pubblico e diminuendo quello privato.

Rita
Imwinkelried

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