Un cane randagio in mostra. Arte crudele?

Un cane randagio oggetto di una contestata installazione in una galleria d’arte nicaraguense.

L’arte
contemporanea
, si sa, si alimenta spesso di polemiche
e a volte sembra voler scioccare il pubblico cui si rivolge, come
già è accaduto in passato con le controverse opere di
Cattelan, Hirsch, Lucian Freud.

Ma l?installazione di Guillermo Vargas ?Habacuc?, artista
cinquantenne costaricano, non è solo una provocazione mal
riuscita: l??opera?, esposta alla galleria Codice di Managua
nell?agosto scorso, era composta da un
cane randagio
e malnutrito legato a una corda in un
angolo dell?area espositiva e sovrastato dalla scritta, fatta di
croccantini, ?Eres lo que lees? (?Sei quello che leggi?).

Secondo quanto dichiarato da Vargas al quotidiano ?La Nacion?,
l?installazione era dedicata alla memoria di Natividad Canda (un
ventiquattrenne divorato da rottwailer randagi nel 2005) e voleva
far riflettere sull??ipocrisia della gente: un animale diventa
così
un oggetto al centro dell?attenzione
quando lo pongo
all?interno di uno spazio bianco in cui si va a vedere dell?arte ma
non quando sta in mezzo alla strada morto di fame.

Lo stesso accadde a Natividad Canda: la gente si
sensibilizzò alla sua storia sono quando fu divorato dai
cani?. Inoltre, aggiungeva sempre nell?intervista, ?Nessuno
è andato a slegare il cane, né ad alimentarlo,
né ha chiamato la polizia. Nessuno ha fatto niente?.

E la vera polemica, per assurdo, si è
scatenata sulla fine dell?animale protagonista di
questa provocazione. La notizia dell?installazione, infatti,
è rimbalzata in Rete e anche su testate italiane
(?Adnkronos?, ?Il Giornale?, ecc.) dopo che era stata lanciata una
petizione per convincere la direzione della prossima Biennale
d?arte del Centroamerica a ritirare l?invito a partecipare che era
stato avanzato a Vargas ?Habacuc?: in poco tempo, sono state
raccolte 210.000 firme e l?artista si visto
costretto a diramare a mezzo stampa le sue scuse per
l?accaduto.

Il mistero sulla sorte della bestia, però, resta: sempre
nell?intervista a ?La Nacion?, Vargas aveva dichiarato di
?riservarsi il diritto di non dire se il cane era con certezza
morto o no?. Ma a questa affermazione era poi seguita quella
dell?editorialista Marta Leonor González del periodico ?La
Prensa?, che confermava la morte del randagio
(molto probabilmente per inedia).

Di lì a poco, giungeva la smentita
ufficiale
della direttrice della galleria che aveva
ospitato l??opera?, Juanita Bermudez: ?il cane è rimasto nel
locale tre giorni, a partire dalle 5 del pomeriggio di
mercoledì 15 agosto. È stato slegato
nel patio anteriore per tutto il tempo, tranne per le tre ore della
durata della mostra, ed è stato alimentato con cibo per cani
che lo stesso Habacuc aveva portato.

A sorpresa, all?alba di venerdì 17, il cane
è scappato
. (…) Prendo atto che tante persone a
livello internazionale sia siano risentite per le dichiarazioni
scioccanti di Habacuc, in cui sosteneva di voler lasciar morire
d?inedia il cane, cosa che è di sua assoluta
responsabilità personale?.

I dubbi sulla fine dell?animale hanno alimentato ulteriori
polemiche nei blog in Rete sulla
possibilità che l?intera storia fosse una bufala montata ad
arte per suscitare lo sdegno dell?opinione pubblica, come successe
già in passato con il falso caso dei gattini in
bottiglia.

Ma davvero dobbiamo avere la certezza che il cane sia morto per
indignarci per tutta questa vicenda? Non basta, ancora una volta,
sapere che
un animale
è stato sfruttato, suo malgrado, per
creare un facile sensazionalismo?


Olimpia Ellero

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