Ascolto e saggezza del corpo nello shiatsu zen

Un’esperienza di shiatsu zen fatta con Valter Yugen Umelesi, che racconta il compito dell’operatore zen, come risvegliare e guidare nel cammino il paziente

“Come un fiore di loto che si apre immacolato alla rugiada del
mattino è la bellezza di ogni uomo”. Daigu Riokan, monaco
zen

Risvegliare e condurre chi riceve alla natura originaria libera da
condizionamenti, divisioni e barriere è l’unico compito
dell’operatore shiatsu zen.
Ma, cosa consente all’individuo di essere e di manifestarsi nella
quotidianità come il fiore di loto? Cosa accade tra chi
tratta e chi riceve affinché la saggezza del corpo possa
seguire indisturbata la traiettoria, la “ghianda” di
appartenenza?

Quali mezzi utilizza e cosa fa l’operatore shiatsu zen per condurre
chi riceve a ricontattare la voce dell’incondizionata realtà
dell’essere, della sua vera natura e a realizzarla in ogni istante
della giornata, in ogni stagione della vita?

Attento ascolto, assoluto rispetto dell’unicità di chi
riceve e del qui e ora. La massima concentrazione nell’ascoltare il
messaggio che il corpo del ricevente trasmette in ogni istante. Mai
un trattamento è uguale all’altro, mai una terapia è
uguale per gli stessi problemi. Ciò che va colto è
l’istante in tutta la sua singolarità.
Il praticante zen ha questo straordinario compito, accompagna
attraverso il semplice, ma profondo ascolto chi riceve ad attingere
alla sorgente dell’energia vitale. E lo fa attraverso il tocco, non
una parola, non un suono che possa allontanare dall’essere
concentrati e rilassati nel qui e ora. La mente tace, le mani
ascoltano e offrono il trattamento richiesto dalla vibrazione del
viaggiatore in quel preciso momento. Non c’è scopo nello
scorrere delle mani dell’operatore su chi riceve, non ci sono
sintomi da togliere, non ci sono risultati da ottenere, se non
quello di accogliere, ascoltare e muoversi in assoluta armonia e
sincronicità con la realtà dell’istante,
semplicemente per quello che è.

Il praticante zen non interpreta, non chiede, non giudica, non
forza, non stabilisce a; sta in postura, in assoluto silenzio
vocale e mentale, non dando a per scontato accompagna, attimo per
attimo, senza mai abbandonarlo il viaggiatore per tutta la durata
del trattamento, fungendo da cassaforte, ma lasciando a lui la
libertà d’uso della chiave.

Questo è il trattamento shiatsu zen, dove “non c’è a
da ottenere, ma tutto da essere”.

Daniela Milano

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