ATTENZIONE: La centralità del volto

Prestare attenzione all’altro significa riconoscerlo nella sua dimensione pi

“C’è nel volto una povertà essenziale; ne è
prova il fatto che si cerca di mascherare questa povertà
dandosi degli atteggiamenti, un contegno. Il volto è
esposto, minacciato, tale da sfidarci quasi a un atto di violenza.
Nello stesso tempo, il volto è ciò che ci impedisce
di uccidere”.

Queste splendide parole di Lévians, uno dei massimi filosofi
contemporanei, valgono più di qualsiasi altro discorso sulla
centralità del volto.

L’altro ci appare, infatti, essenzialmente come un volto che cerca
di proteggersi, di aprirsi a noi, o anche di chiudersi.
Il volto costituisce davvero il ponte che mette in relazione gli
uomini tra loro: la coscienza morale nasce proprio dalla relazione
con l’altro, il cui volto è così fragile e indifeso
“che ci impedisce di uccidere”.

Il volto ha significato in se stesso, non rimanda ad altro: chi ci
sta di fronte vive di una sua unicità che non possiamo
manipolare a nostro piacimento, costringendolo ad identificarsi con
noi, a spogliarsi delle sue prerogative.

Rispettare il volto significa ancorarlo al principio dell’amore,
all’etica della giustizia; significa “stare attenti” perché
è prezioso, e per questo fragile.

Come dice Plessner, con un suggestivo gioco di parole: “Nell’altro,
l’uomo coglie l’altro in quanto se stesso, perché anch’egli
è l’altro”.
Insomma, negli altri volti io vedo riflesso il mio volto nella
misura in cui ne rispetto la dignità e il diritto ad una
piena esistenza.

Fabio Gabrielli

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