Avere fede nella bellezza nascosta

Il mondo si salver

Ma a riscattarci non sarà l’estetismo esteriore, quello che
oggi tanto ci condiziona. Non sarà, dunque, la bellezza
imposta dai diktat della moda, non l’esercizio (piacevole, ma
troppo spesso sterile) di chi si occupa di stili e tendenze, o di
chi fa un’arte senz’anima, senza tensione verso l’umanità,
senza significati profondi.
La bellezza di cui abbiamo bisogno non passa necessariamente tra le
mani di un decoratore, di un architetto, di un sarto, di un
truccatore, di un parrucchiere.
Anzi questa bellezza, che nessuno condanna e che può rendere
la vita piacevole, rischia però a volte di diventare un
dovere, di distrarci, di impegnarci in esercizi inutili, in
obblighi stancanti, in nocive sensazioni di inadeguatezza (quando
non riusciamo a raggiungere certi standard).

La bellezza che ci salverà è ovviamente di tutt’altro
genere. Per citare un proverbio forse banale, ma importantissimo,
è quella che “sta nell’occhio di chi la guarda”. E’ la
bellezza di chi, avendo trovato il senso del proprio valore, della
propria armonia interiore, riesce a scorgere queste stesse cose
all’esterno, negli altri, nelle situazioni quotidiane.

Quando crediamo nella bellezza, vale a dire nella
possibilità di scoprire ciò che è pulito,
fresco, pieno d’amore in tutte le cose, riusciamo a intravederla
dove è nascosta: persino nelle situazioni che a prima vista
paiono irritanti e disarmoniche, ma che celano sempre la
possibilità di una risoluzione inaspettata, felice,
“miracolosa”.

Quando coltiviamo la fede nella bellezza, riusciamo a disvelarla e
a evocarla: allora anziché scrollare le spalle quando tutto
sembra difficile, coltiviamo delle utopie, a livello personale,
sociale e politico. Qualche volta ci diamo da fare per realizzarle,
qualche volta scopriamo che il mondo non aspettava che questo: che
avessimo fede nella sua bellezza nascosta, ma sempre possibile.

Emma Chiaia

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