Bangladesh: minaccia arsenico

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Ripercorrendo a ritroso i fatti, i primi problemi risalgono a circa
25 anni fa quando, per eludere e prevenire malattie provocate
dall’acqua infetta, si iniziò un’opera di perforazione del
terreno e la costruzione di pozzi in diversi punti del bacino del
fiume Gange.
Proprio l’acqua contenuta in questi ultimi si dimostrò, in
seguito, contaminata da arsenico.
Molto spesso questa sostanza è presente naturalmente nelle
acque ma, allo stesso tempo, può essere un indice di
inquinamento dovuto ai trattamenti industriali dei metalli.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa
270mila persone, sono morte a causa di questo inquinamento e
altrettante sono a rischio, ora, per lo stesso motivo.

Il problema più grave nasce dal fatto che l’arsenico
può risalire attraverso l’acqua e avvelenare il sistema di
irrigazione dei campi e, passare anche nelle colture, prime tra
tutte, quelle del riso, alimento base del Bangladesh.

Secondo l’epidemiologo Dipankar Chakraborti dell’Università
Jadavpur a Kolkata, il problema del Bangladesh potrebbe costituire
solo una minima parte del reale disastro.
E’ necessario effettuare analisi accurate affinché i corsi
d’acqua e le fonti principali di approvvigionamento vengano
controllate.
I fiumi che fanno parte del bacino del Bengala e anche il Gange
dissetano circa mezzo miliardo di persone, per questo motivo
occorre agire in maniera tempestiva.

Da campioni d’acqua prelevati dal villaggio di Seria Ojha Patti,
nello stato indiano di Bhiar, a 500 km a ovest del delta del fiume
Gange, gli scienziati hanno riscontrato la presenza di arsenico
superiore cinque volte ai limite accettabile.
Non è stato possibile avere un quadro completo della
situazione, ma occorre porre seri rimedi per impedire che questo
fenomeno diventi una vera e propria catastrofe.

Elena Evangelisti

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