Bibite alla frutta, nell’aranciata la percentuale di succo aumenta

Quanta percentuale di frutta contengono le bibite analcoliche? E in che forma può essere? Ecco cosa dice la normativa entrata in vigore a marzo 2018.

Il 6 marzo 2018 è entrata in vigore la nuova normativa delle bevande a base di succo d’arancia. Si tratta dell’art. 17 della legge 161/2014, secondo il quale le bibite analcoliche prodotte e commercializzate in Italia, vendute come aranciate, o con un nome riferito all’arancia, devono contenere una percentuale di succo non inferiore a 20 grammi per 100 ml o una quantità equivalente di succo concentrato o disidratato. L’obbligo non vale però per le aranciate che arrivano dall’estero o che, prodotte in Italia, sono destinate all’esportazione. La vecchia normativa, in vigore dal 1958, prevedeva invece un contenuto minimo del 12 per cento.

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Le bibite analcoliche prodotte e commercializzate in Italia, vendute come aranciate, devono contenere una percentuale di succo non inferiore al 20 per cento © Ingimage

Aranciata con succo al 20 per cento, il parere di Coldiretti

Un passaggio, quello dal 12 al 20 per cento, che Coldiretti apprezza. “L’innalzamento del contenuto di succo d’arancia modifica dopo 60 anni una norma del 1958 e mira, in primo luogo, a tutelare la salute dei consumatori adeguandosi ad un contesto programmatico europeo che tende a promuovere una alimentazione più sana ed a diffondere corretti stili alimentari. Con la nuova norma si contribuisce ad offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l’utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero la cui elevata concentrazione potrebbe essere utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti”. Secondo Coldiretti la nuova norma salverà oltre diecimila ettari di agrumeti italiani, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria. “Non va dimenticato l’impatto economico sulle imprese agricole poiché l’aumento della percentuale di frutta nelle bibite andrà a salvare oltre diecimila ettari di agrumeti italiani con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria. L’aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20 per cento corrisponde all’utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all’anno con effetti anche dal punto di vista paesaggistico in una situazione in cui una pianta di arance su tre è scomparsa in Italia negli ultimi quindici anni, mentre i redditi dei produttori sono andati a picco”.

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La normativa delle altre bibite analcoliche alla frutta

Limonata, pompelmo e tutte le bibite analcoliche vendute con il nome di uno o più frutti a succo devono essere realizzate con il succo naturale concentrato o disidratato o sciroppato del frutto di cui alla denominazione per un contenuto minimo non inferiore al 12 per cento, riportando la percentuale in etichetta.

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Limonata, pompelmo e tutte le bibite analcoliche vendute con il nome di uno o più frutti a succo devono contenere almeno il 12 per cento di succo naturale concentrato o disidratato o sciroppato © Ingimage

Esistono poi le bibite analcoliche vendute con il nome di un frutto non a succo, come cedro e chinotto ad esempio, o con il nome della relativa pianta, che devono essere preparate con sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta  a cui fanno riferimento. La normativa di queste bibite consente l’aggiunta di succhi di frutta e di sostanze aromatizzanti e amaricanti naturali diverse dal frutto e dalla pianta  stessa.

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