Ogm

BIO contro OGM: un’introduzione

Bio contro Ogm di Franco Zecchinato, dall’introduzione al libro:Istituto Biologico Italiano, Alimenti geneticamente modificati, La Tortuga, Padova 2002.

Ogm

BIO contro OGM . Da molti anni è quasi un luogo comune citare un famoso
campo di grano in Afghanistan, in cui convivono da millenni almeno
cento diverse varietà di grano.

E significativo porlo a confronto, oggi, con il panorama
“sviluppato” Occidentale nel quale pochissime varietà di
grano offrono una iperspecializzata produzione e una
produttività innaturale e insostenibile, esponendo
l’umanità a rischi enormi. Basti pensare alle diverse
malattie ed allergie alimentari che ormai imperversano o alle
calamità naturali improvvise, impreviste ma non casuali, o
ancora ai cambi di clima in atto. Oggi chissà che fine ha
fatto quel campo di grano: probabilmente è un cratere o
è disseminato di mine antiuomo.

Il pericolo principale per il grano e per l’umanità, allora,
sembra essere l’uomo stesso. Si può arrivare a ritenere,
cosi, che tra mine antiuomo e produzioni alimentari transgeniche
(comunemente indicate come Ogm) la differenza culturale non sia poi
tanta.

Chissà se i nostri studiosi, che ancora oggi parlano,
scrivono (e spendono) sull’utilità delle modificazioni
genetiche in campo agro-alimentare, sono coscienti dello
spropositato affare che c’è dietro la brevettazione del
nuovo patrimonio genetico. Io penso di sì; se invece non lo
sono che cambino mestiere.

In fondo noi tutti chiediamo solo di sapere se una certa fragola
sia, o meno, ottenuta inserendovi un pezzo di patrimonio genetico
del salmone: potremo così decidere di non comprarla,
perché a noi non serve che quel prodotto resista più
facilmente al freddo fuori della sua stagione; come non serve ai
produttori dei Paesi con climi più adatti; come non serve al
nostro sistema agricolo tradizionale accantonare, fino a perderle,
le tradizionali varietà di fragola, con l’unica prospettiva
di essere costretti a comprare le nuove specie da chi le ha, nel
frattempo, brevettate e ne detiene la proprietà. Non solo
non è dato di dissentire, ma ormai neanche (e questo appare
inaccettabile) di sapere.

L’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) ha
recentemente sottolineato, secondo dati forniti dal Ministero della
sanità che, anche nei mangimi da Agricoltura biologica
contenenti sola, l’Ogm c’è o quantomeno lo si riscontra ad
un’analisi qualitativa in molti casi.

Per i prodotti convenzionali che riportano esclusivamente il
marchio Ogm Free, poi, i risultati sono ancora peggiori.

Sembra esserci il tentativo di chi ha provato a convincere i
consumatori dell’utilità dell’opzione transgenica (perfino
per risolvere il problema della fame nel mondo ed altre
amenità), e non c’è riuscito, di creare confusione
mescolando sementi transgeniche con quelle convenzionali, in modo
da poter poi affermare che neppure l’Agricoltura biologica ne sia
esente. Significa mettere l’Europa intera di fronte al fatto
compiuto, per rendere meno efficace qualsiasi tentativo di
differenziazione tra produzioni legate al territorio e produzioni
standardizzate.

L’AIAB continua, anche per questo rischio, a rifiutare il concetto
di soglia minima di tolleranza, perché questo sarebbe un
raggiro per i consumatori e una beffa per i tanti produttori
biologici italiani che da anni promuovono e si impegnano su
determinati valori etici. L’associazione ritiene molto più
serio impegnarsi per:

– controlli più severi ed efficaci nell’applicazione delle
Norme comunitarie a tutela degli alimenti di qualità
controllata e garantita;

– l’avvio di un piano sementiero nazionale che svincoli il nostro
paese dalla dipendenza dalle sementi selezionate altrove,
ricostruendo il patrimonio genetico e culturale del nostro tipico
comparto agricolo;

– un progetto di ricerca e sperimentazione per la selezione e la
ricostituzione del patrimonio di varietà tipiche e locali,
adatte all’agricoltura biologica;
– lo sviluppo di una zootecnia collinare e montana che liberi dal
problema della razione alimentare proteica (sola) oggi a
rischio.

Tutto questo però non può prescindere dal ruolo e
dall’impegno dei cittadini/consumatori attenti, coinvolti e
coscienti del significato e dei problemi dell’agricoltura,
responsabile della qualità del territorio oltre che dei
cibi.

E ancora alle loro scelte, quotidiane e consapevoli, ed alla forza
insita in esse (oltre che al segnale in termini di domanda di
mercato) che si rivolge il messaggio culturale di questo libretto.

Franco Zecchinato

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