BioMilano, la città del futuro

Una mostra che racconta, attraverso sei progetti sul futuro di Milano, come una città grande, importante, europea può cambiare il suo destino.

In cosa consiste la mostra all’Accademia britannica di
Roma
?

E’ una
mostra
che racconta, attraverso sei progetti
sul futuro di Milano, come una città grande, importante,
europea può cambiare il suo destino, cioè smettere di
essere semplicemente una città che cresce consumando suolo,
mangiando agricoltura, occupando natura, ma provando invece ad
avere un rapporto nuovo, di scambio, di rispetto, con le grandi
aree agricole che ancora la circondano.

Perché una mostra su Milano a Roma?
Perché l’Expo di Milano sarà un evento per tutta
l’Italia. Il progetto che abbiamo scelto è molto forte: si
tratta dell’idea di trasformare il sito di
Expo
in un grande orto botanico, dove tutti i
Paesi del mondo verranno a mostrare come coltivano la terra, come
producono beni agricoli che vengono trasformati in cibo.
Sarà un paesaggio unico, che non si è mai visto nella
storia dell’umanità. E’ un progetto che richiede grande
attenzione politica e a volte ho il dubbio che questa attenzione
non ci sia.

La prima parte di BioMilano è ambientata in un
ipotetico futuro, in una Milano del 2030. Lei, come architetto e
come milanese, come vorrebbe che fosse la città tra
vent’anni?

Mi immagino una città circondata da un grande bosco, che in
questi anni abbiamo iniziato a costruire attorno a Milano e che ha
al suo interno alcune aree di coltivazione con un’agricoltura che
produce beni per i cittadini. Mi immagino una città con
edifici che hanno sempre più un rapporto stretto con il
verde, con le dimensioni biologiche e la biodiversità
vegetale. In particolare immagino degli edifici alti che
però sono completamente rivestiti da alberi di 3, 6, 8
metri.
Una città dove le aree industriali abbandonate vengono
bonificate, non attraverso grandi opere di scavo ma attraverso le
coltivazioni, che sono oggi dei processi di decontaminazione che
avvengono attraverso le radici delle piante. Immagino una
città di questo tipo, in cui l’edilizia sociale si fa con
piccole case a bassissimo costo, prodotte col legno ricavato dalle
foreste che stanno attorno alla città. Insomma una
città in cui la dimensione della vita quotidiana scambia di
continuo con l’agricoltura e la natura.

Il suo slogan è stato “Cambiamo città, restiamo a
Milano”. Come si può cambiare Milano oggi?

Quello che faccio vedere nella mostra sono sei modi per cambiare
Milano a partire da un tessuto di piccole e medie imprese. Io penso
che per cambiare una città oggi dobbiamo avere dei progetti
di questo tipo, ma contemporaneamente far capire quali sono gli
strumenti produttivi, imprenditoriali con cui si può
arrivare a raggiungere questa visione.



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