Birre solidali

Anche sorseggiare una birra pu

Sull’origine di queste birre così si racconta…

Nel villaggio di Saluseke, nell’Africa meridionale, c’era una volta
un fiero e coraggioso cacciatore di istrici, la carne preferita
dagli abitanti del villaggio. Un giorno il cacciatore andò a
caccia, ma non ritornò. Nessuno nel villaggio riusciva a
farsi una ragione della sua scomparsa. La sua famiglia perse tutte
le speranze e lo dichiarò morto. Cominciò un periodo
di lutto e di pianto, ma all’alba del terzo giorno il villaggio fu
risvegliato dal suono della marimba che annunciava una buona
notizia: il cacciatore stava ritornando al villaggio con la preda.
I giorni tristi erano finiti e ciascuno ricevette la sua parte di
carne. Per celebrare degnamente la festa, il capo del villaggio
chiese alla moglie del cacciatore, che per vivere produceva vino di
palma, di creare una bevanda speciale. Fu così che la moglie
del cacciatore decise di usare la noce di palma per produrre una
birra. Dopo cinque settimane la birra era pronta e fu messa in
grosse zucche vuote. Ogni abitante del villaggio bevve la nuova
birra e brindò dicendo “Mongozo!”, che significa “alla
salute!”, e la festa durò per tre mesi.

Ancora oggi le produzioni delle birre “Mongozo”, alla palma e alla
banana, rispettano le fasi di lavorazione tradizionali, pur con
l’utilizzo di macchinari moderni.

Le noci di palma vengono acquistate a un prezzo equo dai contadini
dell’Angola e del Ghana. Le banane provengono da una piantagione
del Ghana, certificata dal marchio Max Havelaar, il marchio
olandese che garantisce il rispetto dei criteri del commercio equo.
Le birre, infatti sono prodotte in Olanda e giungono in Italia
attraverso l’importazione e la distribuzione della cooperativa
Chico Mendes.

Giovanna
Salvini

Cooperativa Chico Mendes

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