Bp trivella al largo della Libia

C’

…perché “uno non smette di volare solo perché ci
sono gli incidenti aerei”. Così la British Petroleum – messa
alla gogna negli Stati Uniti per la gigantesca chiazza che infesta
dallo scorso aprile le acque del Golfo del Messico –
comincerà presto nuove perforazioni, stavolta nel cuore del
Mediterraneo, e più precisamente nel Golfo libico della
Sirte, a poco più di 500 chilometri dalle coste
siciliane.

La notizia, anticipata dal Financial Times, è stata
confermata in giornata da un portavoce della compagnia britannica:
“Entro le prossime settimane”, ha fatto sapere David Nicholas, la
Bp darà il via alla prima delle cinque trivellazioni
previste da un accordo da 900 milioni di dollari stipulato nel 2007
con la Libia di Muammar Gheddafi e sbloccato di recente.

Al largo delle coste libiche, comunque, le perforazioni avranno
luogo ad una profondità di circa 5.700 piedi (1.700 metri),
200 metri più giù rispetto a quelle della Deepwater
Horizon, la piattaforma situata al largo della Louisiana la cui
esplosione lo scorso 20 aprile ha scatenato la gigantesca marea
nera che inquina il Golfo del Messico e l’ondata di polemiche che
ha investito la compagnia britannica.

E anche se la Bp ha assicurato che farà tesoro della nefasta
esperienza, c’é – tra gli ambientalisti e non solo – chi
pensa al peggio. Come il presidente della Commissione Ambiente del
Senato italiano Antonio D’Alì che, citato dall’Ft, si dice
“preoccupatissimo” per i piani della compagnia britannica. “Il
problema – afferma il senatore siciliano – non è la Bp o la
Libia. Il fatto è che il mare non ha confini e se capitano
incidenti, che siano in acque nazionali o internazionali, gli
effetti si fanno sentire in tutto il Mediterraneo. Considerato che
stiamo parlando già di uno dei mari più inquinati dal
petrolio di tutto il mondo, le conseguenze di un disastro
potrebbero essere irreversibili”.

In effetti ogni anno il ‘Mare Nostrum’ è attraversato da
circa un milione di tonnellate di petrolio e, secondo alcune stime,
centinaia di migliaia di tonnellate già vengono
involontariamente disperse in mare da petroliere, raffinerie e
oleodotti vari, con effetti devastanti su balene, delfini e su
tutta la fauna marina. Ma la Bp mette le mani avanti, e ha
già fatto sapere che nella remota eventualità di un
nuovo disastro, ha già in cantiere “dettagliati piani
d’emergenza”. Nella speranza, ovviamente, di non doverli tirare
fuori dal cassetto.

Ansa 26 luglio

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