Bracconaggio, verso un ritorno al 1989

Il numero di animali uccisi dai bracconieri per l’avorio sta tornando ai tempi precedenti al 1989, anno in cui venne introdotto un divieto internazionale sul commercio d’avorio.

Il numero di elefanti uccisi dai bracconieri nel 2012 è
stato certamente più elevato rispetto ai 25mila casi
registrati nel corso dell’anno precedente. Ad annunciarlo è
stato il segretario generale della Convenzione sul commercio internazionale
delle specie a rischio di estinzione
, John Scanlon, a
margine di una riunione dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite
per l’ambiente. «La situazione sta peggiorando», ha
spiegato, sottolineando come gli elefanti siano «sempre meno,
mentre la domanda di avorio continua a crescere».

 

Già a giugno scorso dalla stessa Convenzione era emerso
che il numero di elefanti uccisi illegalmente sia arrivato a
toccare ormai lo stesso livello del 1989, anno in cui venne
introdotto un divieto internazionale sul commercio d’avorio. Oggi
il mercato nero, d’altra parte, risulta particolarmente attraente:
per un chilogrammo di avorio si pagano in media 1.500 euro, grazie
soprattutto alla domanda asiatica, che spinge i prezzi al rialzo.
Il che ha portato gli esemplari a sole 472mila unità,
minacciate non solo dal bracconaggio, ma anche dal cambiamento
climatico.

Ancora più preoccupante la situazione dei rinoceronti: le
loro corna si negoziano fino a 60mila euro al chilogrammo. E ormai
si stima che in Africa ne restino 25mila esemplari.

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